Nella vasta letteratura alchemica medievale, la Turba philosophorum è uno dei testi più antichi e più citati. Il titolo significa «La folla» o «L'assemblea dei filosofi», e descrive esattamente la scena: un gruppo di sapienti riuniti per discutere della grande Opera. Il libro ebbe un'autorità enorme presso gli alchimisti europei, che lo consideravano una sorta di testo fondatore.
Origine araba
La Turba ci è giunta in latino, ma gli studiosi concordano nel ritenere che derivi da un originale arabo, composto probabilmente intorno al X secolo. L'opera nacque dunque in quel mondo islamico che raccolse, tradusse e sviluppò il sapere alchemico dell'Egitto greco-romano. Lo studioso tedesco Julius Ruska ne pubblicò nel 1931 un'edizione e uno studio che ne chiarirono l'origine, e ricerche successive hanno individuato tracce dell'originale arabo in testi alchemici di quella tradizione.
La traduzione latina si diffuse in Europa nel Medioevo e fu poi stampata nel Cinquecento in raccolte di testi alchemici.
La scena
La Turba è costruita come il resoconto di un'assemblea. Presiede la riunione Pitagora, e prendono la parola numerosi filosofi, a turno. I loro nomi sono in gran parte quelli di pensatori greci antichi, in particolare presocratici come Anassagora, Empedocle e altri, ma spesso deformati dalla trasmissione attraverso l'arabo e il latino, al punto da diventare difficili da riconoscere.
L'attribuzione di dottrine alchemiche ai filosofi presocratici non ha fondamento storico: è un modo per collegare l'arte a un sapere antico e venerabile. Ma la scelta non è casuale. I presocratici avevano riflettuto sugli elementi e sulla materia, e la loro presenza conferisce al dialogo una cornice di filosofia naturale.
Una discussione senza conclusione
Ogni filosofo espone la propria opinione sull'Opera, sulla materia da cui partire, sulle operazioni da compiere. Le opinioni a volte si contraddicono, altre volte si ripetono con piccole variazioni. Questa struttura dialogica crea un effetto particolare: il lettore non riceve un insegnamento lineare, ma deve confrontare le voci e cercare l'accordo nascosto tra di esse.
Alcuni temi ricorrono con insistenza:
- l'unità della materia dell'Opera, che sarebbe una sola cosa sotto molti nomi;
- l'importanza dell'acqua permanente o divina;
- la necessità di unire maschile e femminile, fisso e volatile;
- il valore della pazienza e della ripetizione delle operazioni;
- l'oscurità volontaria del linguaggio dei filosofi.
Il linguaggio dei nomi
Una caratteristica fondamentale della Turba è la moltiplicazione dei nomi. La stessa sostanza viene chiamata in molti modi diversi, e i filosofi dichiarano apertamente di farlo per nascondere il segreto agli indegni. Questa pratica divenne una delle regole della letteratura alchemica successiva: chi leggeva un testo alchemico sapeva che i nomi erano maschere e che bisognava cercare la cosa dietro le parole.
La Turba insiste anche sulla necessità di leggere molti libri e confrontarli, perché ciò che un autore tace un altro lo rivela. È un invito a uno studio paziente e comparativo.
L'influenza in Europa
L'autorità della Turba fu grande per diversi secoli. Molti testi alchemici latini la citano come riferimento, e il titolo stesso divenne quasi un genere: comparvero altre opere costruite come dialoghi o assemblee di sapienti. Il Rosarium philosophorum, una delle raccolte alchemiche più famose del Cinquecento, attinge ampiamente a questa tradizione di sentenze attribuite ai filosofi.
Nel Cinquecento la Turba fu stampata nelle grandi raccolte di testi alchemici, che la resero accessibile a un pubblico più vasto di lettori.
Come leggerla
Chi si avvicina alla Turba deve prepararsi a un testo frammentario, ripetitivo e volutamente oscuro. Alcuni consigli per lo studio:
- leggere il testo come un dialogo, prestando attenzione alle differenze tra le voci;
- annotare i nomi dati alla materia e cercare le corrispondenze;
- non cercare istruzioni pratiche, ma il quadro concettuale dell'Opera;
- ricordare che il testo è passato attraverso più lingue e porta i segni di queste trasformazioni.
Per lo Studio Esoterico Cornelio la Turba è preziosa perché mostra l'alchimia come arte del confronto: la verità non si trova in una sola voce, ma emerge dall'ascolto paziente di molte.
In sintesi
- La Turba philosophorum è un testo alchemico latino derivato da un originale arabo, probabilmente del X secolo.
- Si presenta come un'assemblea di filosofi presieduta da Pitagora.
- I nomi dei filosofi, spesso presocratici, sono deformati dalla trasmissione.
- Il testo moltiplica i nomi della materia per nasconderne il segreto.
- Ebbe grande autorità nella letteratura alchemica europea e fu stampato nel Cinquecento.