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Il Sefer ha-Bahir: il Libro del Fulgore e l'alba della Cabala

Il Sefer ha-Bahir, apparso in Provenza nel XII secolo: le parabole, le dieci potenze divine, l'albero, il femminile e la trasmigrazione delle anime.

Quando si parla delle origini della Cabala si pensa spesso allo Zohar, il grande libro dello splendore. Ma prima dello Zohar esisteva un testo più breve, enigmatico, che gli studiosi considerano il primo documento della Cabala in senso proprio: il Sefer ha-Bahir, il «Libro del Fulgore» o «della Luminosità». Il suo titolo deriva da un versetto biblico che parla di una luce splendente nei cieli.

Origine e attribuzione

Il Bahir compare nella seconda metà del XII secolo in Provenza, nella Francia meridionale, negli ambienti rabbinici legati a figure come Abraham ben David di Posquières e suo figlio Isacco il Cieco. È in questi circoli che nasce la Cabala come movimento riconoscibile.

Il testo si presenta come opera del rabbino Nehunya ben ha-Kanah, un saggio del I secolo, e molte delle sue sezioni si aprono con il suo nome. Si tratta di un'attribuzione pseudoepigrafica: lo scopo è collegare il libro all'antica tradizione dei maestri della Mishnah. Gli studiosi ritengono tuttavia che il Bahir abbia utilizzato materiali più antichi, forse di origine orientale, rielaborati in Provenza.

Una tappa importante nello studio del testo fu la tesi di dottorato di Gershom Scholem, pubblicata nel 1923, dedicata proprio al Bahir. Fu l'inizio del lavoro che avrebbe trasformato lo studio accademico della mistica ebraica.

La forma del testo

Il Bahir non è un trattato sistematico. È composto da brevi sezioni, circa duecento, che commentano versetti biblici, lettere dell'alfabeto, nomi divini. Il metodo è quello del midrash, la tradizione rabbinica di interpretazione delle Scritture, ma il contenuto è nuovo e sorprendente.

Un elemento caratteristico sono le meshalim, le parabole. Il testo spiega le realtà divine attraverso racconti semplici: un re che costruisce un palazzo, un re che ha una figlia, un re che pianta un giardino. Queste immagini permettono di esprimere idee astratte in forma concreta e memorabile.

Le dieci potenze divine

Il contributo più importante del Bahir è l'idea che Dio si manifesti attraverso dieci potenze o attributi. Il testo li chiama in vari modi, tra cui ma'amarot, cioè «detti», collegandoli alle dieci parole con cui, secondo la tradizione rabbinica, il mondo fu creato. Queste dieci potenze diventeranno nella Cabala successiva le sefirot, il cuore dell'albero della vita.

Nel Bahir le dieci potenze non sono ancora organizzate in un sistema rigido. Sono descritte attraverso simboli, attributi e immagini che saranno poi sviluppati dai cabalisti successivi.

L'albero

Una delle immagini centrali del testo è quella dell'albero. Le potenze divine sono descritte come un albero cosmico che Dio ha piantato e da cui dipende la vita del mondo. Le sue radici, i suoi rami, i suoi frutti diventano simboli delle relazioni tra le diverse manifestazioni divine. Questa immagine avrà una fortuna immensa nella Cabala, fino alla rappresentazione grafica dell'albero delle sefirot.

Il principio femminile

Il Bahir è tra i primi testi a introdurre in modo esplicito l'idea di una dimensione femminile all'interno del divino. Attraverso le parabole del re e della figlia, il testo parla di una potenza divina femminile, associata alla presenza di Dio nel mondo, che la Cabala chiamerà Shekhinah. Si tratta di una novità significativa rispetto alla tradizione rabbinica precedente.

La trasmigrazione delle anime

Il Bahir contiene anche uno dei primi accenni nella letteratura ebraica alla dottrina della trasmigrazione delle anime, che la Cabala successiva svilupperà con il nome di gilgul. Il testo la esprime attraverso una parabola su un uomo che pianta una vigna e la ripianta quando non dà frutto, immagine dell'anima che ritorna per completare il proprio compito.

Come leggerlo

Il Bahir è breve ma estremamente denso. Alcune indicazioni per avvicinarsi:

  1. leggere le parabole come immagini da contemplare, più che come argomentazioni;
  2. seguire il modo in cui il testo commenta le lettere e i versetti;
  3. riconoscere i temi che diventeranno centrali nella Cabala successiva;
  4. leggerlo accanto al Sefer Yetzirah, che lo precede e che il Bahir presuppone.

La sua oscurità non è un difetto, ma una caratteristica: il testo sembra rivolgersi a lettori già introdotti a una tradizione orale, e lascia molte domande aperte.

In sintesi

  • Il Sefer ha-Bahir è apparso in Provenza nella seconda metà del XII secolo.
  • È attribuito al rabbino Nehunya ben ha-Kanah, ma l'attribuzione è pseudoepigrafica.
  • È composto da brevi sezioni in forma di midrash e da parabole sul re.
  • Introduce le dieci potenze divine, l'immagine dell'albero e il principio femminile.
  • Contiene uno dei primi accenni alla trasmigrazione delle anime nella letteratura ebraica.
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Studio Esoterico Cornelio

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