A Roma il passaggio dall'infanzia all'età adulta non coincideva con un compleanno preciso. Era sancito da un rito domestico e pubblico insieme: la deposizione della toga pretesta e l'assunzione della toga virile. Era un giorno atteso per anni dalle famiglie, che segnava l'ingresso del giovane nella vita civica.
I segni dell'infanzia
Il bambino romano di nascita libera portava due segni distintivi.
La toga pretesta
Era una toga bianca orlata da una fascia di porpora, la stessa che indossavano i magistrati e alcuni sacerdoti. Sul fanciullo la porpora aveva un valore protettivo: indicava una persona sacra e inviolabile, da trattare con rispetto. Anche le bambine la indossavano fino al matrimonio.
La bulla
Era un piccolo contenitore tondo, appeso al collo, che racchiudeva oggetti protettivi. Le famiglie agiate la facevano in oro; i più poveri usavano una semplice striscia di cuoio annodata. La bulla distingueva il figlio di cittadini dal figlio di schiavi e, secondo gli antichi, proteggeva il bambino dagli influssi negativi.
L'età del passaggio
Non esisteva un'età fissa. Le fonti mostrano che il rito si celebrava di solito tra i quattordici e i diciassette anni, secondo la decisione del padre, lo sviluppo del ragazzo e le circostanze familiari. Nelle famiglie importanti la data poteva avere anche un significato politico.
Il giorno dei Liberalia
La data preferita era il 17 marzo, festa dei Liberalia, dedicata a Libero, divinità italica della fertilità e della crescita, identificata poi con Dioniso. Il poeta Ovidio, nei Fasti, si chiede perché proprio in quel giorno i giovani ricevessero la «toga libera» e propone varie spiegazioni, tra cui il legame tra il nome del dio e la libertà della condizione adulta.
Il rito poteva tuttavia essere celebrato anche in altri giorni.
Le fasi del rito
La giornata si articolava in momenti precisi, che corrispondono bene allo schema dei riti di passaggio.
- Nella casa. Davanti al larario, il piccolo altare domestico, il ragazzo deponeva la bulla e la offriva ai Lari, gli spiriti protettori della famiglia. Deponeva anche la toga pretesta. Era il congedo dall'infanzia.
- La vestizione. Indossava la toga virile, detta anche toga pura o toga libera: interamente bianca, senza bordo di porpora. Era l'abito del cittadino adulto.
- Il corteo. Accompagnato dal padre, dai parenti, dai clienti e dagli amici di famiglia, il giovane scendeva al Foro. Questa deductio in forum era un'esibizione pubblica: più numeroso il corteo, maggiore il prestigio.
- La registrazione e il sacrificio. Il nome del giovane veniva registrato tra i cittadini, e il corteo saliva al Campidoglio per un sacrificio. Seguiva spesso un banchetto.
Dopo la toga virile
Il giovane non diventava subito un adulto indipendente. Iniziava un periodo detto tirocinium fori, un apprendistato della vita pubblica sotto la guida di un uomo esperto: ascoltava i processi, frequentava i dibattiti, imparava l'oratoria. Poi, di solito, veniva il servizio militare. Il rito apriva dunque una nuova fase di formazione più che concluderla.
E le ragazze?
Per le fanciulle non esisteva una cerimonia equivalente. Il loro passaggio coincideva con il matrimonio. Alla vigilia delle nozze, secondo alcune fonti, la ragazza dedicava ai Lari o a Venere le bambole e i giocattoli dell'infanzia, deponeva la toga pretesta e indossava la veste nuziale. Anche per lei, dunque, l'offerta degli oggetti infantili segnava la separazione dalla condizione precedente.
Il valore simbolico degli oggetti
Il rito della toga virile mostra con chiarezza come gli oggetti possano incarnare uno stato. La bulla non era un semplice ornamento: era il bambino stesso, protetto e vulnerabile. Offrirla ai Lari significava restituire quell'infanzia alla casa, che l'avrebbe custodita. La toga bianca, al contrario, era una superficie nuova, priva dei segni della protezione, su cui il cittadino avrebbe scritto la propria vita pubblica.
In sintesi
- Il ragazzo romano libero portava la toga pretesta e la bulla come segni dell'infanzia.
- Il passaggio avveniva in genere tra i quattordici e i diciassette anni, spesso il 17 marzo.
- La bulla veniva offerta ai Lari e la toga pretesta sostituita dalla toga virile bianca.
- Un corteo accompagnava il giovane al Foro e al Campidoglio per la registrazione e il sacrificio.
- Per le ragazze il passaggio coincideva con il matrimonio e l'offerta dei giocattoli.