Nel Medioevo non si nasceva cavalieri: lo si diventava attraverso un rito chiamato addobbamento, dal francese antico adouber, «armare», «equipaggiare». Nel corso dei secoli questo gesto, inizialmente quasi solo pratico, si arricchì di significati religiosi e simbolici fino a diventare una vera iniziazione a uno stato di vita.
Dalle armi al rito
Nelle società germaniche dell'Alto Medioevo la consegna delle armi a un giovane era già un segno del suo ingresso nell'età adulta e nella comunità dei guerrieri. Nei secoli XI e XII, con la diffusione della cavalleria, la consegna assunse una forma più definita. Le fonti più antiche descrivono gesti semplici:
- la cintura della spada, il cingulum militiae, posta ai fianchi del nuovo cavaliere;
- gli speroni allacciati ai talloni;
- talvolta un colpo, detto in francese colée o paumée, dato con la mano sul collo o sulla nuca.
Il colpo è uno degli elementi più discussi: alcuni lo interpretano come una prova, altri come un segno da ricordare per tutta la vita, l'ultimo colpo ricevuto senza poterlo restituire.
Un esempio del XII secolo
Uno dei racconti più dettagliati riguarda Goffredo Plantageneto, conte d'Angiò, armato cavaliere a Rouen nel 1128. Il cronista Giovanni di Marmoutier descrive il bagno, le vesti di lino e di seta, la consegna di armi preziose e di un cavallo, e i festeggiamenti che seguirono. Già qui compaiono elementi che diventeranno caratteristici: purificazione, nuove vesti, armi, festa.
Il rito si fa liturgia
Nel corso del XII e XIII secolo la Chiesa intervenne sempre più nel rito. Si diffusero formule di benedizione della spada, poi un vero rito liturgico di benedizione del nuovo cavaliere, inserito nei libri dei vescovi. Il cavaliere non era più soltanto un guerriero armato, ma un uomo chiamato a proteggere la Chiesa, le vedove, gli orfani e i deboli.
La descrizione di Raimondo Lullo
Il testo che meglio esprime il significato simbolico dell'addobbamento è il Libro dell'ordine della cavalleria del filosofo catalano Raimondo Lullo, scritto nella seconda metà del XIII secolo. Lullo descrive un rito in più tappe.
- Il digiuno e la confessione. Lo scudiero che deve ricevere la cavalleria digiuna e si confessa.
- La veglia. La notte precedente resta in chiesa in preghiera e contemplazione: è la celebre veglia d'armi.
- La messa e la predica. Al mattino assiste alla messa; si predica sugli articoli della fede e sui doveri del cavaliere.
- La consegna. Il cavaliere che lo arma gli cinge la spada e lo bacia; gli vengono consegnate le armi.
- La festa. Segue una celebrazione pubblica, con banchetti e tornei.
Lullo attribuisce inoltre un significato morale a ciascuna arma. La spada, a forma di croce, ricorda che il cavaliere deve difendere la giustizia; la lancia rappresenta la verità; l'elmo la vergogna che trattiene dalle azioni vili; lo scudo l'ufficio di proteggere il proprio signore e i deboli.
Il bagno
Il bagno purificatore, attestato in alcune fonti, fu interpretato nei secoli successivi come un vero lavacro morale. Il ricordo di questo elemento sopravvisse in modo curioso in Inghilterra: l'Ordine del Bagno, istituito nel 1725, prese il nome proprio dal bagno rituale che, secondo la tradizione, i cavalieri compivano prima dell'investitura.
Addobbamenti collettivi
Spesso i cavalieri venivano armati in gruppo, in occasione di grandi feste religiose come la Pentecoste, di matrimoni principeschi o prima di una battaglia. In questi casi l'addobbamento era anche un atto politico: il signore che armava molti giovani legava a sé una nuova generazione di uomini d'arme.
La struttura del passaggio
| Fase | Gesti |
|---|---|
| Separazione | Digiuno, confessione, bagno, vesti nuove |
| Margine | Veglia notturna in chiesa davanti alle armi |
| Aggregazione | Consegna della spada e degli speroni, colpo, festa |
La veglia d'armi è il momento liminale per eccellenza: il giovane non è più scudiero e non è ancora cavaliere. Resta solo, di notte, in silenzio, davanti alle armi deposte sull'altare.
Dal rito all'ideale
Con il tramonto della cavalleria come forza militare, l'addobbamento sopravvisse negli ordini cavallereschi e nelle onorificenze. Il suo linguaggio simbolico, fatto di veglia, purificazione, consegna di un oggetto e giuramento, ha influenzato profondamente molte associazioni iniziatiche moderne, che vi hanno visto un modello di trasformazione interiore.
In sintesi
- L'addobbamento era il rito con cui un giovane veniva fatto cavaliere.
- Le forme più antiche comprendevano la cintura della spada, gli speroni e talvolta un colpo sul collo.
- Nei secoli XII e XIII il rito si arricchì di bagno, veglia e benedizioni liturgiche.
- Raimondo Lullo diede un significato morale a ogni arma del cavaliere.
- La veglia d'armi rappresenta il momento liminale tra la condizione di scudiero e quella di cavaliere.