⌂ Riti di passaggio

La professione monastica: dalla porta del monastero al Suscipe

Nella Regola di san Benedetto il novizio bussa, attende, è messo alla prova per un anno e infine si consegna cantando il Suscipe: un vero rito di soglia.

Entrare in un monastero significa lasciare il mondo. Il monachesimo cristiano ha espresso questo passaggio con un rito lungo e graduale, nel quale il candidato non viene accolto subito, ma messo alla prova, istruito e infine consacrato con gesti di forte valore simbolico. Il testo di riferimento per l'Occidente è la Regola di san Benedetto, scritta nel VI secolo, che al capitolo 58 descrive con precisione il modo di ricevere i nuovi fratelli.

Non accogliere facilmente

La Regola si apre su questo tema con un'indicazione sorprendente: a chi si presenta per entrare nella vita monastica non si deve concedere un ingresso facile. Citando la prima lettera di Giovanni, Benedetto raccomanda di «provare gli spiriti, se sono da Dio».

Il candidato, dunque, bussa alla porta e insiste. Se continua a farlo per quattro o cinque giorni, sopportando con pazienza le difficoltà e i rifiuti, gli si permette di entrare. È una prima soglia, quella fisica della porta, che va conquistata con la perseveranza.

Le tappe del noviziato

Dopo l'ingresso, il percorso si articola in tempi precisi.

  1. La foresteria. Il candidato resta alcuni giorni nell'alloggio degli ospiti.
  2. La cella dei novizi. Passa poi nel luogo dove i novizi studiano, mangiano e dormono, separati dal resto della comunità.
  3. Il maestro. Gli viene affidato un anziano esperto nel guidare le anime, che lo osserva con attenzione e verifica se cerca davvero Dio, se è sollecito nella preghiera, nell'obbedienza e nell'accettare le umiliazioni.
  4. Le letture della Regola. Dopo due mesi gli si legge la Regola per intero, dicendogli: «Ecco la legge sotto la quale vuoi militare: se puoi osservarla, entra; se non puoi, vattene liberamente». La lettura viene ripetuta dopo sei mesi e poi dopo altri quattro.

Solo dopo un anno, se persevera, può essere ammesso alla professione.

La promessa

La professione avviene nell'oratorio, davanti a tutta la comunità. Il novizio promette stabilità, conversione dei costumi e obbedienza. La promessa viene scritta in un documento di suo pugno, o, se non sa scrivere, da un altro su sua richiesta, e da lui firmata con un segno. Il novizio la depone con le proprie mani sull'altare.

Il Suscipe

Segue il momento più intenso. Il novizio canta un versetto del salmo 118 (119 nella numerazione ebraica): Suscipe me, Domine, secundum eloquium tuum, et vivam: et non confundas me ab exspectatione mea, «Accoglimi, Signore, secondo la tua parola, e vivrò; non deludermi nella mia attesa». Lo ripete tre volte, e ogni volta la comunità risponde ripetendolo, aggiungendo infine il Gloria.

Poi il nuovo monaco si prostra ai piedi di ciascun fratello, chiedendo che preghino per lui. Da quel giorno è considerato membro della comunità.

La spoliazione

La Regola prescrive un gesto molto concreto: se il novizio possiede dei beni, deve distribuirli ai poveri o donarli al monastero, senza trattenere nulla per sé. Viene quindi spogliato delle proprie vesti e rivestito con quelle del monastero. I suoi abiti vengono conservati nel guardaroba: se un giorno dovesse lasciare il monastero, li riprenderà, ma il documento della promessa resterà presso la comunità.

Tonsura e nome nuovo

Nei secoli successivi alla Regola si diffusero altri segni. La tonsura, cioè la rasatura di una parte del capo, divenne il segno distintivo dei monaci e dei chierici. In molte comunità il religioso riceveva anche un nome nuovo, a indicare l'inizio di una nuova vita. Alcuni teologi medievali, tra cui Bernardo di Chiaravalle, arrivarono a paragonare la professione monastica a un secondo battesimo.

La morte al mondo

In molte tradizioni monastiche la professione viene descritta come una morte al mondo: il monaco rinuncia ai beni, alla famiglia secondo la carne, alla libera disposizione di sé. È una morte simbolica che prepara una nuova nascita nella comunità, secondo la sequenza tipica dei riti di passaggio.

Fase Elementi nella Regola
Separazione Insistenza alla porta, abbandono dei beni
Margine Anno di noviziato in un luogo separato
Aggregazione Promessa, Suscipe, prostrazione, nuove vesti

In sintesi

  • La Regola di san Benedetto, al capitolo 58, descrive come ricevere i nuovi monaci.
  • Il candidato deve insistere alla porta per alcuni giorni prima di essere accolto.
  • Il noviziato dura un anno, con tre letture della Regola e la guida di un anziano.
  • La professione comprende la promessa scritta, il canto del Suscipe e la prostrazione davanti ai fratelli.
  • Le vecchie vesti vengono deposte: è il segno di una morte simbolica al mondo.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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