⌂ Riti di passaggio

Nascita nel mondo antico: amphidromia e dies lustricus

La corsa attorno al focolare ad Atene, il nome dato il nono giorno a Roma, le tre divinità della soglia: come i Greci e i Romani accoglievano un neonato.

La nascita è il primo dei passaggi, e forse il più radicale: dal non essere all'essere, dal grembo al mondo. Eppure, nelle società antiche, il venire al mondo non bastava a fare di un neonato un membro della famiglia. Occorrevano riti che lo accogliessero, lo purificassero e gli dessero un nome. Greci e Romani svilupparono cerimonie diverse, ma con una logica comune.

Una condizione sospesa

Nei primi giorni di vita il neonato si trovava in una condizione incerta. Era molto vulnerabile, e la casa stessa era considerata impura a causa del parto. Madre e figlio vivevano un tempo di margine, separati dalla vita normale. I riti dei primi giorni servivano a chiudere questo periodo e a inserire il bambino nella comunità domestica.

In Grecia: i segni sulla porta

Ad Atene la nascita veniva annunciata all'esterno con un segno appeso alla porta: secondo i lessicografi antichi, una corona d'ulivo se era nato un maschio, una benda di lana se era nata una femmina. L'ulivo richiamava la vita del cittadino, la lana il lavoro domestico femminile. Chi passava sapeva così che la casa era in una condizione particolare.

L'amphidromia

Pochi giorni dopo la nascita, di solito il quinto o il settimo, si celebrava l'amphidromia, letteralmente «la corsa intorno». Le fonti, soprattutto lessici e scolii, descrivono un rito domestico in cui il neonato veniva portato di corsa attorno al focolare.

Il focolare era il centro sacro della casa, legato a Estia. Girarvi attorno con il bambino significava presentarlo alla dea e legarlo a quello spazio: da quel momento il piccolo apparteneva alla casa. Prima del rito, le donne che avevano assistito al parto si purificavano. Seguivano doni e un pasto.

Il decimo giorno: il nome

Il decimo giorno, detto dekate, era quello in cui di solito si dava il nome al bambino, con un sacrificio e un banchetto per parenti e amici. Spesso il primo figlio maschio riceveva il nome del nonno paterno. In alcune famiglie il nome veniva dato già all'amphidromia: le fonti non sono del tutto concordi sulla sequenza, che probabilmente variava.

Imporre il nome significava riconoscere pubblicamente il figlio. Nelle dispute giudiziarie ateniesi sulla legittimità e sulle eredità, aver celebrato il decimo giorno davanti a testimoni poteva essere usato come prova.

A Roma: proteggere la soglia

Una delle testimonianze più curiose sulla nascita romana viene da Agostino, che nella Città di Dio cita l'erudito Varrone. Dopo il parto, tre uomini percorrevano di notte la soglia della casa: il primo la colpiva con una scure, il secondo con un pestello, il terzo la spazzava con una scopa. Questi gesti erano legati a tre divinità, Intercidona, Pilumno e Deverra, e servivano a impedire che il dio selvatico Silvano entrasse a molestare la puerpera.

Scure, pestello e scopa sono strumenti della vita agricola e domestica: il loro uso segnava il confine tra la casa coltivata e il mondo selvaggio. La soglia, ancora una volta, diventava il punto critico da proteggere.

Il dies lustricus

Il rito romano principale era il dies lustricus, il «giorno della purificazione». Secondo Macrobio e Festo, cadeva l'ottavo giorno dopo la nascita per le femmine e il nono per i maschi. In quel giorno:

  1. il bambino veniva purificato con un rito di lustrazione;
  2. riceveva il proprio nome personale, il praenomen per i maschi;
  3. gli veniva appesa al collo la bulla, l'amuleto che avrebbe portato fino all'età adulta;
  4. parenti e amici offrivano piccoli doni, spesso amuleti in miniatura detti crepundia.

Da quel momento il bambino era riconosciuto come membro della famiglia, protetto dai Lari e identificato dal nome.

Un confronto: l'ottavo giorno nella tradizione ebraica

Anche nella tradizione ebraica l'ottavo giorno ha un valore decisivo. Il libro della Genesi prescrive la circoncisione dei figli maschi l'ottavo giorno dopo la nascita, come segno dell'alleanza; in quella circostanza il bambino riceve il nome. Le motivazioni sono teologiche e diverse da quelle greche e romane, ma la scansione è simile: un periodo iniziale di attesa, poi un rito che sancisce l'appartenenza.

Lo schema del passaggio

Fase Grecia Roma
Separazione Parto, impurità, segno sulla porta Parto, protezione notturna della soglia
Margine Primi giorni di attesa Otto o nove giorni
Aggregazione Amphidromia, nome al decimo giorno Dies lustricus, nome e bulla

Il neonato, insomma, non entrava nella famiglia al momento della nascita, ma quando la comunità lo riconosceva con un rito.

In sintesi

  • Nell'antichità la nascita apriva un periodo di margine per madre e figlio.
  • Ad Atene un segno sulla porta annunciava se il nato era maschio o femmina.
  • L'amphidromia portava il neonato attorno al focolare; il nome si dava di solito il decimo giorno.
  • A Roma la soglia veniva protetta di notte con scure, pestello e scopa.
  • Il dies lustricus, l'ottavo o nono giorno, dava al bambino il nome e la bulla.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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