Tra gli oracoli della Grecia antica, quello di Trofonio a Lebadea, in Beozia, aveva una fama particolare. Non vi si interrogava una sacerdotessa ispirata: era il consultante stesso a scendere sotto terra, nel buio, per ricevere la risposta. L'esperienza era così intensa che divenne proverbiale. E abbiamo la fortuna di possederne una descrizione di prima mano.
Una testimonianza diretta
Il geografo Pausania, nel II secolo d.C., scrisse una Periegesi della Grecia in dieci libri. Nel nono, dedicato alla Beozia, racconta di aver consultato egli stesso l'oracolo di Trofonio, e descrive la procedura con la precisione di chi l'ha vissuta. È uno dei rari casi in cui un autore antico ci parla di un rito di discesa dall'interno.
Chi era Trofonio
Nel mito, Trofonio era un architetto, che insieme al fratello Agamede avrebbe costruito il tempio di Apollo a Delfi. Altri racconti narrano di un tesoro costruito per un re, con una pietra mobile che permetteva ai due fratelli di rubare, e della fine tragica di Agamede. Trofonio sarebbe poi scomparso inghiottito dalla terra presso Lebadea, diventando una presenza sotterranea da interrogare.
Le fasi della consultazione
Il racconto di Pausania permette di ricostruire un vero percorso rituale.
La preparazione
Chi voleva scendere trascorreva prima alcuni giorni in un edificio dedicato al Buon Demone e alla Buona Fortuna. Viveva in purezza, si bagnava nel fiume Ercina, offriva sacrifici a varie divinità. Gli indovini esaminavano le viscere delle vittime per stabilire se Trofonio fosse disposto ad accoglierlo. Decisivo era il sacrificio di un montone, compiuto di notte sopra una fossa.
Le due fonti
Se i segni erano favorevoli, il consultante veniva lavato e unto da due ragazzi del luogo. Poi era condotto presso due sorgenti. Prima beveva l'acqua di Lete, per dimenticare tutto ciò che aveva pensato fino a quel momento; poi quella di Mnemosyne, per ricordare ciò che avrebbe visto durante la discesa.
La vestizione
Indossava una tunica di lino stretta da nastri e calzari tipici del luogo. Gli veniva mostrata una statua antica del dio, che i sacerdoti custodivano con venerazione.
La discesa
L'oracolo si trovava sul monte, dentro un recinto. Era una cavità costruita, a forma di forno, nella quale si scendeva con una scala leggera. In fondo si apriva un'apertura stretta. Il consultante si sdraiava a terra, con in mano focacce impastate col miele, e infilava le gambe nel varco: veniva allora trascinato dentro con rapidità, come da un vortice.
Lì, scrive Pausania, la rivelazione non era uguale per tutti: alcuni vedevano, altri udivano.
Il ritorno
L'uscita avveniva dalla stessa apertura, di nuovo con i piedi in avanti. I sacerdoti facevano sedere il consultante sul trono di Mnemosyne e gli chiedevano che cosa avesse visto e udito. Poi lo affidavano ai familiari, che lo riportavano all'edificio del Buon Demone ancora preda del terrore e quasi inconsapevole di sé. Solo più tardi, osserva Pausania, recuperava il senno e la capacità di ridere.
Il proverbio
Proprio quest'ultimo dettaglio diede origine a un modo di dire: di una persona cupa e accigliata si diceva che pareva scesa nell'antro di Trofonio. Già Aristofane, nelle Nuvole, gioca sulla paura di questa discesa.
La visione di Timarco
Plutarco, nel dialogo Il demone di Socrate, attribuisce a un giovane di nome Timarco una discesa nell'antro durata due notti e un giorno, con una lunga visione cosmica delle anime e delle sfere celesti. È un testo filosofico e letterario, non una cronaca, ma mostra come l'oracolo fosse percepito: un luogo dove l'anima poteva contemplare l'ordine del mondo.
Lettura iniziatica
La consultazione di Trofonio possiede tutti i tratti di un rito di passaggio:
- separazione: giorni di purezza, sacrifici, isolamento;
- margine: oblio della vita precedente, discesa nel buio, esperienza di terrore;
- aggregazione: memoria del rivelato, seduta sul trono, ritorno graduale alla normalità.
L'acqua di Lete e quella di Mnemosyne ricordano da vicino le fonti descritte nelle lamine d'oro orfiche: dimenticare per poter ricordare ciò che conta.
In sintesi
- L'oracolo di Trofonio a Lebadea prevedeva la discesa del consultante sotto terra.
- Pausania lo consultò di persona e ne descrisse ogni fase nel nono libro della Periegesi.
- Il rito comprendeva purificazioni, le fonti di Lete e Mnemosyne, una discesa rapida nel buio.
- Al ritorno il consultante sedeva sul trono di Mnemosyne e riferiva ciò che aveva percepito.
- La struttura dell'esperienza corrisponde in pieno a quella dei riti di passaggio.