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Genpuku e Seijin shiki: la maggiore età nella tradizione giapponese

Dal genpuku dei nobili e dei samurai, con copricapo e nome adulto, al Giorno della maggiore età di gennaio: come il Giappone celebra il diventare adulti.

In Giappone il passaggio all'età adulta ha una lunga storia rituale. Dalla corte imperiale dell'epoca Heian fino alle cerimonie municipali di oggi, la società giapponese ha sempre segnato con gesti precisi il momento in cui un giovane smette di essere bambino. Due nomi riassumono questa storia: genpuku, il rito antico, e Seijin shiki, la cerimonia moderna.

Il genpuku

Il termine genpuku è formato da due caratteri che significano all'incirca «capo» e «abito»: indica dunque l'atto di indossare il copricapo dell'adulto. Il rito, di origine cinese, si affermò nell'aristocrazia di corte e si diffuse poi tra i guerrieri.

L'età non era fissa: il genpuku poteva essere celebrato tra i dieci e i vent'anni circa, secondo la famiglia, il rango e le circostanze politiche. Un giovane erede poteva riceverlo presto se doveva assumere responsabilità importanti.

I gesti del rito

Le fonti descrivono alcuni elementi ricorrenti:

  1. L'acconciatura. Il ragazzo abbandonava la pettinatura infantile e riceveva quella degli adulti. Nell'epoca dei samurai era comune la rasatura della parte anteriore del capo.
  2. Il copricapo. Riceveva il copricapo dell'adulto: il kanmuri per i nobili di corte, l'eboshi per i guerrieri.
  3. L'abito. Indossava per la prima volta le vesti da adulto.
  4. Il nome. Abbandonava il nome dell'infanzia e assumeva un nome da adulto.

Il «padre del copricapo»

Una figura importante era quella di chi poneva materialmente il copricapo sul capo del giovane, detto eboshi-oya, «genitore dell'eboshi». Spesso era un personaggio autorevole, e tra lui e il giovane nasceva un legame simile a quello tra padrino e figlioccio. Nell'ambiente guerriero l'eboshi-oya poteva concedere al giovane uno dei caratteri del proprio nome, creando un vincolo di fedeltà e di protezione. Il rito, dunque, era anche un atto politico.

Il passaggio delle ragazze

Per le fanciulle dell'aristocrazia esisteva un rito parallelo chiamato mogi, «indossare il mo», una veste pieghettata portata sul retro, indumento delle donne adulte. In alcuni periodi e ambienti il passaggio era segnato anche dall'annerimento dei denti, l'ohaguro, e dalla rasatura delle sopracciglia, ridisegnate più in alto sulla fronte. Erano segni estetici dell'età adulta e della condizione di donna sposabile.

Dal rito familiare alla festa nazionale

Con la modernizzazione del Giappone nel periodo Meiji, il genpuku tradizionale scomparve progressivamente. Il bisogno di segnare il passaggio, però, rimase. Dopo la Seconda guerra mondiale si diffusero cerimonie pubbliche per i giovani, e nel 1948 venne istituita una festa nazionale: il Seijin no Hi, il Giorno della maggiore età.

In origine la festa cadeva il 15 gennaio. Dal 2000, con una riforma che ha spostato alcune festività al lunedì, si celebra il secondo lunedì di gennaio.

La cerimonia moderna

Il giorno della festa i comuni organizzano il Seijin shiki, la cerimonia della maggiore età, per i giovani residenti che hanno raggiunto l'età prevista. Il programma è in genere semplice: discorsi delle autorità, a volte un intervento di un ospite, la consegna di piccoli ricordi.

Ciò che colpisce di più è l'aspetto esteriore. Molte ragazze indossano il furisode, il kimono dalle maniche lunghe e fluenti, tradizionalmente riservato alle giovani non sposate; molti ragazzi vestono abiti formali occidentali o, talvolta, l'abito tradizionale maschile. Dopo la cerimonia si visitano spesso i santuari, si scattano fotografie, si festeggia con gli amici.

Diciotto o vent'anni?

Per lungo tempo la maggiore età civile in Giappone è stata fissata a vent'anni. Nel 2022 è stata abbassata a diciotto. Molti comuni, tuttavia, hanno scelto di continuare a invitare alla cerimonia i ventenni, talvolta cambiandone il nome, anche perché a diciotto anni molti giovani sono impegnati negli esami di ammissione all'università. È un esempio interessante di come un rito possa separarsi dalla definizione giuridica dell'età.

Una lettura simbolica

Fase Genpuku Seijin shiki
Separazione Abbandono dell'acconciatura e del nome infantili Uscita dall'adolescenza
Margine Preparazione del rito Attesa della cerimonia, vestizione
Aggregazione Copricapo, nome adulto, legame con l'eboshi-oya Riconoscimento pubblico della comunità

In sintesi

  • Il genpuku era il rito tradizionale di maggiore età per nobili e guerrieri giapponesi.
  • Il giovane riceveva acconciatura, copricapo, vesti e nome da adulto.
  • L'eboshi-oya, che poneva il copricapo, creava con lui un legame di protezione.
  • Per le ragazze esistevano riti paralleli, come il mogi.
  • Oggi il Seijin no Hi si celebra il secondo lunedì di gennaio con cerimonie municipali.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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