Pochi ordini hanno generato tante leggende quanto i Templari. Proprio per questo conviene partire da ciò che le fonti permettono di dire con sicurezza. Le origini dell'ordine sono modeste, quasi oscure, e la sua grandezza arrivò soltanto dopo un riconoscimento ecclesiastico preciso. Ripercorrere questi primi anni aiuta a capire perché i Templari rappresentarono qualcosa di radicalmente nuovo nella cristianità medievale.
Un piccolo gruppo di cavalieri a Gerusalemme
Dopo la presa di Gerusalemme nel 1099, al termine della prima crociata, le strade che portavano ai luoghi santi restavano pericolose. I pellegrini che sbarcavano sulla costa e salivano verso la città erano esposti ad agguati e rapine. Intorno al 1119-1120 un cavaliere della Champagne, Ugo di Payns, insieme a Goffredo di Saint-Omer e a pochi compagni, decise di dedicarsi alla protezione di questi viaggiatori.
Il gruppo pronunciò davanti al patriarca di Gerusalemme i voti tipici dei religiosi: povertà, castità e obbedienza. Lo storico Guglielmo di Tiro, che scrisse alcuni decenni più tardi, racconta che per i primi nove anni i cavalieri furono soltanto nove. Il dato va preso con prudenza, perché Guglielmo non era testimone diretto, ma conferma che si trattava di una comunità minuscola.
Perché «del Tempio»
Il re Baldovino II concesse ai cavalieri una parte del palazzo reale, ricavato nella moschea di al-Aqsa, sulla spianata che i crociati identificavano con il sito del Tempio di Salomone. Da qui derivò il nome: Pauperes commilitones Christi Templique Salomonici, i poveri commilitoni di Cristo e del Tempio di Salomone.
Il legame con il Tempio era dunque, in origine, una questione di residenza. Solo molto più tardi questo nome sarebbe stato caricato di significati iniziatici e architettonici, soprattutto nella massoneria settecentesca, che vide nel Tempio di Salomone il proprio simbolo fondante.
Il problema di un monaco armato
La novità dei Templari era anche il loro problema. Nella mentalità del tempo la società era divisa tra chi pregava, chi combatteva e chi lavorava. Un religioso che portava la spada sembrava una contraddizione. Il diritto canonico vietava ai chierici di versare sangue, e molti guardavano con sospetto a questa forma di vita ibrida.
Serviva quindi una legittimazione autorevole. Ugo di Payns tornò in Occidente per cercare sostegno, reclutare uomini e ottenere una regola scritta.
Il Concilio di Troyes
Nel gennaio del 1129 si riunì a Troyes, in Champagne, un concilio presieduto dal legato pontificio Matteo di Albano. Vi parteciparono vescovi e abati, e un ruolo decisivo ebbe Bernardo di Chiaravalle, la figura più influente del monachesimo cistercense. Il concilio approvò una regola per i cavalieri del Tempio, redatta in latino.
La regola di Troyes univa elementi della vita monastica con le esigenze della guerra:
- obbligo di partecipare alla preghiera comune o, in campagna, di recitare un numero stabilito di Pater noster;
- pasti in comune, in silenzio, con la lettura di testi sacri;
- abiti semplici, senza ornamenti, e capelli corti;
- divieto di caccia con il falcone, considerata uno svago mondano;
- obbedienza assoluta al maestro.
L'elogio della nuova cavalleria
Qualche anno dopo Bernardo scrisse il De laude novae militiae, l'«Elogio della nuova cavalleria», indirizzato proprio a Ugo di Payns. Il trattato contrappone la cavalleria secolare, vanitosa e vestita di sete, ai cavalieri del Tempio, sobri e disciplinati. Bernardo descrive il templare come un uomo che combatte due battaglie: una contro i nemici visibili e una, più profonda, contro i vizi.
È questa idea di doppio combattimento, esteriore e interiore, che spiega il fascino duraturo dell'ordine anche presso chi si occupa di tradizione esoterica. Nel testo di Bernardo, però, non c'è nulla di segreto: è un'esortazione morale e spirituale pienamente inserita nella dottrina della Chiesa.
Il privilegio papale del 1139
Il passo successivo fu la bolla Omne datum optimum, emanata da papa Innocenzo II nel 1139. Il documento poneva i Templari sotto la diretta protezione della Santa Sede, li sottraeva all'autorità dei vescovi locali e permetteva loro di avere propri cappellani. Fu l'inizio di una crescita rapidissima: donazioni di terre, case e rendite arrivarono da tutta l'Europa.
| Data | Evento |
|---|---|
| 1099 | Presa di Gerusalemme |
| 1119-1120 circa | Ugo di Payns e i compagni si votano alla difesa dei pellegrini |
| 1129 | Concilio di Troyes e approvazione della regola |
| 1139 | Bolla Omne datum optimum di Innocenzo II |
Che cosa ci insegnano le origini
Le prime fonti mostrano un ordine nato da un bisogno pratico e cresciuto grazie a un'approvazione ecclesiastica formale. Non vi è traccia, in questi anni, di dottrine nascoste o di riti segreti. La dimensione simbolica dei Templari, che tanto ha nutrito la cultura iniziatica successiva, nasce soprattutto dall'idea del monaco-cavaliere: un uomo che unisce disciplina interiore e azione nel mondo.
Nello studio delle tradizioni, lo Studio Esoterico Cornelio propone di distinguere sempre la storia documentata dalla sua ricezione simbolica. Entrambe sono degne di attenzione, ma solo se non vengono confuse.
In sintesi
- I Templari nacquero intorno al 1119-1120 per proteggere i pellegrini diretti a Gerusalemme.
- Il nome deriva dalla loro sede sulla spianata identificata con il Tempio di Salomone.
- Il Concilio di Troyes del 1129 approvò la loro regola, con il sostegno di Bernardo di Chiaravalle.
- Il De laude novae militiae presentò il templare come combattente esteriore e interiore.
- La bolla del 1139 li pose sotto la protezione diretta del papa, aprendo la via alla loro espansione.