Il rapporto tra la Chiesa cattolica e la massoneria è uno dei capitoli più lunghi e documentati della storia delle società iniziatiche. A pochi anni dalla nascita della Gran Loggia di Londra arrivò la prima condanna pontificia, e da allora la posizione ufficiale della Chiesa è rimasta sostanzialmente invariata, pur cambiando nelle motivazioni e nelle forme giuridiche. Ripercorrere i documenti permette di capire le ragioni dichiarate di questo contrasto.
La prima condanna: In eminenti
Il 28 aprile 1738 papa Clemente XII pubblicò la costituzione apostolica In eminenti apostolatus specula. Il documento condannava le società chiamate dei «liberi muratori» e vietava ai fedeli di entrarvi, di favorirle o di accoglierle in casa, sotto pena di scomunica.
Le motivazioni indicate erano principalmente tre:
- le logge riunivano uomini di diverse religioni e sette, in un modo che appariva indifferente alla verità della fede;
- i membri si vincolavano con giuramenti al segreto su ciò che accadeva nelle riunioni;
- queste associazioni erano già state proibite da diversi governi come pericolose per l'ordine pubblico.
Il segreto era l'elemento più sospetto: secondo il testo, se queste persone non facessero nulla di male non avrebbero un tale bisogno di nascondersi.
La conferma di Benedetto XIV
Il 18 maggio 1751 papa Benedetto XIV pubblicò la bolla Providas Romanorum, con cui confermava la condanna del predecessore. Riprendeva le stesse ragioni e vi aggiungeva il richiamo alle leggi civili che vietavano le associazioni non autorizzate. Le due bolle settecentesche ebbero un'applicazione disuguale nei diversi Stati, perché in molti paesi non furono pubblicate ufficialmente dalle autorità civili.
L'Ottocento: società segrete e politica
Nel XIX secolo la condanna si allargò ad altre società segrete. Nel 1821 Pio VII, con la costituzione Ecclesiam a Jesu Christo, condannò la Carboneria, accusata di cospirare contro la religione e contro i governi legittimi. Leone XII, Pio VIII, Gregorio XVI e Pio IX ribadirono a più riprese le condanne.
In questo periodo il conflitto assunse una forte dimensione politica. In alcuni paesi, tra cui Francia e Italia, parte della massoneria si impegnò per la laicità dello Stato e sostenne posizioni anticlericali. Il Grande Oriente di Francia, nel 1877, eliminò dalle proprie costituzioni l'obbligo di credere in Dio e nell'immortalità dell'anima, decisione che portò anche alla rottura con la massoneria inglese.
Humanum genus
Il documento più ampio è l'enciclica Humanum genus di Leone XIII, del 20 aprile 1884. Il papa descriveva la storia del mondo come la lotta tra due città, secondo l'immagine di Sant'Agostino, e collocava la massoneria nel campo opposto alla Chiesa.
L'enciclica accusava la massoneria di promuovere il naturalismo, cioè l'idea che la ragione umana basti a se stessa senza la rivelazione, e di voler separare la Chiesa dallo Stato, laicizzare l'istruzione e il matrimonio. Chiedeva ai vescovi di smascherare le logge e di istruire i fedeli.
| Documento | Papa | Anno |
|---|---|---|
| In eminenti apostolatus specula | Clemente XII | 1738 |
| Providas Romanorum | Benedetto XIV | 1751 |
| Ecclesiam a Jesu Christo | Pio VII | 1821 |
| Humanum genus | Leone XIII | 1884 |
| Codice di diritto canonico, can. 2335 | Benedetto XV | 1917 |
| Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede | Giovanni Paolo II | 1983 |
Il Codice del 1917
Il primo Codice di diritto canonico, promulgato nel 1917, stabiliva al canone 2335 la scomunica per chi si iscriveva alla setta massonica o ad altre associazioni dello stesso genere che complottavano contro la Chiesa o contro le legittime autorità civili.
Il Codice del 1983 e la dichiarazione
Il nuovo Codice di diritto canonico del 1983 non nomina più esplicitamente la massoneria. Il canone 1374 parla in generale di associazioni che tramano contro la Chiesa. Questo cambiamento suscitò interpretazioni diverse, e alcuni pensarono che il divieto fosse caduto.
Il 26 novembre 1983, il giorno prima dell'entrata in vigore del nuovo Codice, la Congregazione per la Dottrina della Fede, allora guidata dal cardinale Joseph Ratzinger, pubblicò una dichiarazione. Vi si affermava che il giudizio negativo della Chiesa sulle associazioni massoniche restava immutato, perché i loro principi erano considerati inconciliabili con la dottrina cattolica, e che i fedeli iscritti erano in stato di peccato grave e non potevano accedere alla comunione. Questa posizione è stata ribadita dalla Santa Sede anche in seguito, l'ultima volta in una nota del 2023.
Le ragioni di fondo
Al di là delle circostanze politiche, i documenti indicano alcune ragioni costanti:
- il relativismo religioso attribuito alla massoneria, che accoglie uomini di fedi diverse;
- il giuramento di segreto;
- una concezione di Dio, il Grande Architetto, giudicata incompatibile con il Dio rivelato;
- la pretesa di un cammino di perfezionamento morale indipendente dalla grazia.
Dal canto loro, molte obbedienze massoniche affermano di non essere una religione e di non chiedere ai membri di rinunciare alla propria fede. Le due prospettive partono da presupposti diversi, e questo spiega la persistenza del contrasto.
In sintesi
- La prima condanna fu la costituzione In eminenti di Clemente XII del 1738.
- Le ragioni dichiarate erano l'indifferentismo religioso, il segreto e il pericolo per l'ordine pubblico.
- Nell'Ottocento il conflitto assunse una forte dimensione politica, culminata nell'enciclica Humanum genus del 1884.
- Il Codice del 1917 prevedeva la scomunica; quello del 1983 non nomina la massoneria.
- La dichiarazione del 1983 confermò il divieto di appartenenza, ribadito anche nel 2023.