Per secoli i tarocchi furono soprattutto un gioco di carte. Nati nelle corti dell'Italia settentrionale nel Quattrocento come «trionfi», si diffusero in Francia, Svizzera e Germania come passatempo, senza particolari associazioni esoteriche documentate. Tutto cambiò nel giro di pochi anni, alla fine del Settecento, grazie a due uomini molto diversi: un erudito protestante che cercava la lingua originaria dell'umanità e un commerciante parigino che fece della cartomanzia una professione.
Antoine Court de Gébelin, l'erudito del mondo primitivo
Antoine Court, che aggiunse al proprio nome «de Gébelin», nacque intorno al 1725 in una famiglia protestante del sud della Francia. Suo padre, Antoine Court, era stato il principale artefice della riorganizzazione delle chiese riformate francesi clandestine dopo la revoca dell'editto di Nantes. Il figlio si formò a Losanna, fu pastore e poi si stabilì a Parigi, dove si dedicò agli studi e alla difesa dei diritti dei protestanti.
Era massone e membro della celebre loggia parigina delle Nove Sorelle, frequentata da Benjamin Franklin e da molti intellettuali dell'epoca. Fu anche un sostenitore entusiasta del magnetismo di Mesmer. Morì a Parigi nel 1784.
Le Monde primitif
La sua opera maggiore è Le Monde primitif analysé et comparé avec le monde moderne, pubblicata in nove volumi tra il 1773 e il 1782. L'idea che la guidava era ambiziosa: dimostrare che tutte le lingue, i miti e i simboli dell'umanità derivavano da un'unica civiltà originaria, di cui si potevano ancora rintracciare le tracce attraverso l'etimologia e l'analisi delle allegorie.
La scoperta dei tarocchi
Nell'ottavo volume, uscito nel 1781, Court de Gébelin racconta di aver visto per la prima volta un mazzo di tarocchi in casa di un'amica e di aver riconosciuto immediatamente in quelle figure un antico libro egizio sfuggito alla distruzione. Secondo lui:
- i tarocchi erano il Libro di Thoth, cioè di Ermete, salvato dalle rovine dei templi egizi;
- il nome «tarot» deriverebbe da parole egizie che significano «via regale»;
- i ventidue trionfi rappresenterebbero allegorie sacre, come Iside nella Papessa o Osiride nell'Imperatore;
- i quattro semi corrisponderebbero alle quattro classi della società egizia.
Nello stesso volume compare un saggio di un collaboratore, firmato «M. le C. de M.», che gli storici identificano con il conte di Mellet. In esso, per la prima volta, i ventidue trionfi vengono collegati alle ventidue lettere dell'alfabeto ebraico e si descrive un metodo per usare le carte nella divinazione.
Nessuna di queste affermazioni ha fondamento storico. Quando, nel 1822, Champollion decifrò i geroglifici, divenne chiaro che le etimologie egizie erano inventate. Ma l'idea aveva ormai preso vita propria.
Etteilla, il primo cartomante professionista
Jean-Baptiste Alliette, nato a Parigi nel 1738, era un commerciante che lavorò anche come venditore di stampe. Scelse come pseudonimo il proprio cognome letto al contrario: Etteilla.
Nel 1770 pubblicò un libro sulla divinazione con un comune mazzo da gioco di trentadue carte, uno dei primi manuali di cartomanzia stampati. Dopo l'uscita del volume di Court de Gébelin si dedicò ai tarocchi e, a partire dal 1783, pubblicò una serie di fascicoli sul «Libro di Thoth», presentandosi come restauratore dell'antica sapienza egizia.
Le sue innovazioni furono importanti:
| Innovazione | Significato |
|---|---|
| Un mazzo apposito | Intorno al 1789 progettò un mazzo di tarocchi pensato espressamente per la divinazione, considerato il primo della storia |
| Correzione delle figure | Modificò ordine e immagini dei trionfi, che riteneva corrotti nel tempo |
| Significati diritti e rovesciati | Attribuì a ogni carta un senso diverso secondo l'orientamento |
| Una società di studio | Nel 1788 fondò una società di «interpreti del Libro di Thoth» |
Etteilla morì nel 1791. I mazzi ispirati al suo, noti come «Grand Etteilla», furono stampati per tutto l'Ottocento.
L'eredità
Grazie a questi due autori i tarocchi entrarono nel mondo dell'esoterismo. Éliphas Lévi riprese e corresse il collegamento con le lettere ebraiche, criticando Etteilla; Papus e la Golden Dawn costruirono su queste basi sistemi complessi di corrispondenze. Ancora oggi molti libri ripetono l'origine egizia dei tarocchi, che la ricerca storica ha invece dimostrato infondata.
Comprendere Court de Gébelin ed Etteilla permette di leggere i tarocchi con maggiore consapevolezza: non come un libro arrivato intatto dall'antico Egitto, ma come un linguaggio simbolico che si è arricchito nel tempo.
In sintesi
- Antoine Court de Gébelin presentò nel 1781, in Le Monde primitif, i tarocchi come il Libro di Thoth egizio.
- Nello stesso volume il conte di Mellet collegò per primo i trionfi alle lettere ebraiche.
- Etteilla creò intorno al 1789 il primo mazzo di tarocchi pensato per la divinazione.
- L'origine egizia dei tarocchi non ha fondamento storico, ma ha plasmato tutto l'esoterismo successivo.