✒ Maestri dell'esoterismo

Giorgio Gemisto Pletone: il filosofo di Mistrà che portò Platone

Gemisto Pletone, filosofo bizantino di Mistrà: il Concilio di Firenze, le lezioni su Platone, gli Oracoli caldaici, le Leggi bruciate e la tomba a Rimini.

Nella rinascita del platonismo che segnò la Firenze del Quattrocento c'è un antefatto bizantino. Prima che Marsilio Ficino traducesse Platone e il Corpus Hermeticum, un anziano filosofo greco giunto in Italia per un concilio ecclesiastico aveva parlato di Platone ai dotti fiorentini con un entusiasmo contagioso. Si chiamava Giorgio Gemisto, ma è passato alla storia con il soprannome di Pletone. Fu uno dei pensatori più originali e più discussi dell'ultimo secolo di Bisanzio.

Una vita tra Costantinopoli e Mistrà

Giorgio Gemisto nacque a Costantinopoli intorno al 1355-1360. Le notizie sulla sua giovinezza sono scarse; una testimonianza ostile, del suo avversario Giorgio Scolario, sostiene che da giovane avesse studiato presso un maestro ebreo legato alle dottrine di Zoroastro, ma l'informazione non è verificabile.

Intorno al 1410 si stabilì a Mistrà, nel Peloponneso, capitale del despotato di Morea, una città vivace, retta da membri della famiglia imperiale dei Paleologi. Lì Pletone ebbe incarichi pubblici, fu giudice e animò una cerchia di allievi. Scrisse anche memoriali agli imperatori e ai despoti, proponendo riforme politiche, militari ed economiche per salvare il Peloponneso dalla crisi: un esercito di cittadini, una ridistribuzione della terra, una società ordinata secondo il modello della Repubblica di Platone.

Il Concilio di Firenze

Nel 1438 Pletone, ormai molto anziano, partì per l'Italia con la delegazione bizantina guidata dall'imperatore Giovanni VIII Paleologo. Lo scopo del concilio, prima a Ferrara e poi a Firenze, era riunire la Chiesa greca e quella latina, nella speranza di ottenere aiuto militare contro i Turchi.

Pletone ebbe un ruolo secondario nelle discussioni teologiche, ma lasciò un segno profondo negli ambienti umanisti. A Firenze tenne conversazioni e lezioni sulla filosofia platonica e scrisse un breve trattato, Sulle differenze fra Aristotele e Platone, in cui sosteneva la superiorità di Platone, allora poco conosciuto in Occidente, rispetto ad Aristotele, che dominava le università. Il trattato scatenò una lunga polemica fra dotti greci, durata decenni.

È in questo periodo che adottò il soprannome Plethon, che in greco ha un significato simile a Gemistos, «pieno», ma richiama il nome di Platone.

Ficino e l'Accademia

Molti anni dopo, nel proemio alla sua traduzione delle Enneadi di Plotino, pubblicata nel 1492, Marsilio Ficino scrisse che Cosimo de' Medici, ascoltando Pletone durante il concilio, aveva concepito il progetto di far rinascere a Firenze un'accademia platonica. Gli storici discutono quanto questa ricostruzione sia esatta e quanto sia una costruzione retorica a posteriori; resta il fatto che Ficino stesso indicò in Pletone uno dei punti d'origine del platonismo fiorentino.

Gli Oracoli caldaici e Zoroastro

Pletone curò e commentò una raccolta degli Oracoli caldaici, versi oracolari della tarda antichità molto apprezzati dai neoplatonici, attribuendoli ai magi discepoli di Zoroastro. Per lui esisteva una catena di sapienti antichissimi, da Zoroastro a Pitagora e a Platone, che aveva trasmesso una stessa teologia.

Questa idea di una sapienza antica trasmessa di maestro in maestro ebbe grande fortuna nel Rinascimento: Ficino la riprese, inserendo anche Ermete Trismegisto nella catena, e la trasformò nella dottrina della prisca theologia.

Il Libro delle Leggi

L'opera più audace di Pletone è il Trattato delle Leggi (Nomoi). Vi delineava un sistema religioso e politico ispirato agli dèi greci, interpretati filosoficamente: Zeus come principio supremo, gli altri dèi come idee e forze ordinatrici del cosmo, con inni, calendari e riti.

Dopo la morte di Pletone, il manoscritto finì nelle mani di Giorgio Scolario, divenuto patriarca di Costantinopoli con il nome di Gennadio II, che lo considerò un'opera pagana e ne ordinò la distruzione. Si salvarono solo alcune parti, tra cui l'indice e alcuni inni. Gli studiosi discutono ancora se Pletone volesse davvero restaurare il paganesimo o se il trattato fosse un esperimento filosofico; il testo frammentario non permette una risposta definitiva.

La morte e la tomba di Rimini

Pletone morì a Mistrà, in età molto avanzata, intorno al 1452-1454, poco prima o poco dopo la caduta di Costantinopoli. Una decina d'anni più tardi il condottiero Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, combattendo in Morea contro i Turchi, ne fece portare i resti in Italia e li collocò in un sarcofago lungo il fianco del Tempio Malatestiano, dove si trovano ancora oggi.

In sintesi

  • Giorgio Gemisto Pletone (circa 1355-1454) fu filosofo e riformatore politico a Mistrà, nel Peloponneso.
  • Al Concilio di Firenze (1438-1439) difese Platone contro Aristotele, influenzando gli umanisti.
  • Curò gli Oracoli caldaici, attribuendoli ai magi di Zoroastro, e sostenne una catena di sapienti antichi.
  • Il suo Trattato delle Leggi fu in gran parte bruciato; i suoi resti riposano a Rimini.
☉
Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

Leggi anche