Athanasius Kircher è stato definito in molti modi: l'ultimo uomo che sapeva tutto, un genio enciclopedico, un brillante sognatore. Nella Roma del Seicento il suo nome era famoso in tutta Europa; due secoli dopo era diventato quasi sinonimo di errore erudito. Oggi gli storici lo rileggono con più equilibrio, come un caso esemplare di convivenza fra scienza sperimentale, fede cattolica ed ermetismo.
Dalla Germania a Roma
Kircher nacque nel 1602 a Geisa, nella regione di Fulda, e nel 1618 entrò nella Compagnia di Gesù. La sua formazione si svolse negli anni drammatici della Guerra dei Trent'anni, che lo costrinse più volte a fuggire. Insegnò in diverse città tedesche e poi ad Avignone, dove si interessò di astronomia e di antichità egizie.
Nei primi anni Trenta fu chiamato a Roma, al Collegio Romano, la grande università dei gesuiti, dove insegnò matematica, fisica e lingue orientali. Dopo alcuni anni fu esonerato dall'insegnamento per dedicarsi interamente alla ricerca e alla scrittura. Rimase a Roma fino alla morte, nel 1680.
Il copto e l'Egitto
Il contributo più solido di Kircher riguarda il copto, l'ultima fase della lingua egizia, scritta in caratteri derivati dal greco. Con il Prodromus coptus sive aegyptiacus (1636) e la Lingua aegyptiaca restituta (1643) fu tra i primi in Europa a studiarla seriamente e a sostenere che derivasse dall'antico egiziano. Questa intuizione si rivelò corretta e fu utile, quasi due secoli dopo, a Jean-François Champollion.
Il suo errore più famoso riguarda invece i geroglifici. Kircher era convinto, seguendo una tradizione neoplatonica e la fortuna rinascimentale degli Hieroglyphica di Orapollo, che i segni egizi fossero simboli sacri capaci di esprimere idee teologiche e filosofiche, e non una scrittura che registra anche suoni. Nei tre volumi dell'Oedipus Aegyptiacus (1652-1654) propose traduzioni lunghe e complesse di iscrizioni che, una volta decifrate, si sarebbero rivelate titoli regali e formule ben più semplici.
Gli obelischi di Roma
L'interesse di Kircher per l'Egitto ebbe effetti visibili ancora oggi nella città. Fu consultato per l'obelisco che Gian Lorenzo Bernini collocò sulla Fontana dei Quattro Fiumi in piazza Navona, e gli dedicò l'Obeliscus Pamphilius (1650). Si occupò anche dell'obelisco della Minerva, sorretto dall'elefante berniniano. Per lui gli obelischi erano testimoni di una sapienza antichissima, l'eredità di Ermete Trismegisto che il cristianesimo avrebbe portato a compimento.
Lo scienziato curioso
Sarebbe un errore ridurre Kircher all'egittologia fantastica. Fu anche un osservatore instancabile della natura:
- nel 1638, durante un viaggio nel sud Italia, si calò nel cratere del Vesuvio per osservarlo da vicino, esperienza che confluì nel Mundus subterraneus (1664-1665), dedicato a vulcani, acque sotterranee e fossili;
- nell'Ars magna lucis et umbrae (1646) studiò ottica, ombre e proiezioni, e il suo nome è legato alla diffusione della lanterna magica;
- nella Musurgia universalis (1650) trattò di acustica, teoria musicale e strumenti, inclusi automi musicali;
- con la China illustrata (1667) raccolse le notizie dei missionari gesuiti sull'Asia.
Kircher si interessò anche dell'arte combinatoria di Raimondo Lullo, che riprese nell'Ars magna sciendi (1669), cercando un metodo universale per ordinare tutte le conoscenze.
Il Museo Kircheriano
Al Collegio Romano Kircher allestì un museo che divenne una delle attrazioni di Roma: reperti antichi, curiosità naturali, strumenti scientifici e macchine ingegnose. Era una «camera delle meraviglie» in cui la natura e l'arte dialogavano, specchio fedele della sua mente. Le collezioni furono in seguito disperse fra diversi musei romani.
Una rete europea di corrispondenti
Kircher non lavorava da solo. Dal Collegio Romano intratteneva una corrispondenza fittissima con studiosi, principi e missionari sparsi dall'Europa all'America e alla Cina: gran parte di queste lettere è conservata ed è oggi una fonte preziosa per la storia della scienza. I gesuiti in missione gli inviavano osservazioni, campioni e disegni, che egli rielaborava nei suoi volumi. Questa rete spiega sia la vastità dei suoi interessi sia la rapidità con cui i suoi libri, riccamente illustrati, circolavano nelle biblioteche del continente.
Un bilancio
Kircher incarna un sapere ancora unitario, in cui la decifrazione dei geroglifici, l'osservazione di un vulcano e la teologia dovevano confermarsi a vicenda. Questo lo portò a errori clamorosi, ma anche a intuizioni giuste e a un'enorme opera di raccolta. Per la storia dell'esoterismo è importante perché fu uno degli ultimi grandi difensori della prisca theologia, l'idea di una sapienza originaria trasmessa da Ermete e dagli Egizi, proprio negli anni in cui la critica filologica, dopo Isaac Casaubon, ne aveva già mostrato i limiti.
In sintesi
- Athanasius Kircher (1602-1680) fu un gesuita tedesco attivo per decenni al Collegio Romano.
- Studiò seriamente il copto, intuendone il legame con l'antico egiziano.
- Nell'Oedipus Aegyptiacus interpretò i geroglifici come simboli mistici, con traduzioni rivelatesi errate.
- Fu anche osservatore della natura, dal Vesuvio all'ottica, e fondò un celebre museo a Roma.