Tra i culti misterici dell'antichità greca, quello di Samotracia fu per prestigio secondo soltanto a Eleusi. Su questa piccola isola montuosa dell'Egeo settentrionale sorgeva il santuario dei Grandi Dei, Theoi Megaloi, dove per secoli uomini e donne di ogni provenienza vennero a ricevere un'iniziazione di cui ancora oggi sappiamo pochissimo nei contenuti, ma parecchio nella forma.
Un'isola e un santuario
Samotracia si alza dal mare con il monte Fengari, una presenza visibile da lontano per i naviganti. Il santuario occupava una valle sul lato settentrionale dell'isola, tra due torrenti. Gli scavi, condotti a più riprese dall'Ottocento e in modo sistematico dal 1938 da missioni americane, hanno riportato alla luce una serie di edifici sacri che corrispondono alle diverse fasi del rito.
Il ritrovamento più celebre è la Nike di Samotracia, la grande statua alata scoperta nel 1863 e oggi al Louvre. Ma per la storia dell'iniziazione contano di più edifici meno spettacolari: sale per le riunioni degli iniziati, recinti, altari, una grande rotonda dedicata dalla regina Arsinoe II nel III secolo a.C.
Chi erano i Grandi Dei
Gli antichi stessi erano reticenti sui nomi delle divinità venerate. Le fonti parlano genericamente di «Grandi Dei»; altri autori li identificano con i Cabiri, divinità di origine non greca legate al fuoco, alla metallurgia e alla protezione dei marinai. Erodoto, nel secondo libro delle Storie, accenna ai misteri dei Cabiri a Samotracia e lascia intendere che il loro significato era chiaro solo a chi li aveva ricevuti.
Le iscrizioni rinvenute sull'isola contengono parole in una lingua non greca, probabilmente il substrato locale, usata nel culto ancora in età ellenistica. È uno degli indizi più suggestivi dell'antichità di questi riti.
Due gradi di iniziazione
A differenza di Eleusi, che celebrava le sue grandi cerimonie in una stagione precisa, Samotracia sembra aver accolto candidati in vari momenti dell'anno, specialmente durante la stagione della navigazione. Le iscrizioni distinguono due livelli:
- Myesis, l'iniziazione di primo grado, a cui accedeva il mystes.
- Epopteia, il grado superiore, riservato all'epoptes, «colui che contempla».
Gli elenchi di iniziati incisi su pietra mostrano un tratto notevole: vi compaiono persone libere e schiavi, uomini e donne, Greci e Romani. L'iniziazione non era riservata a una casta o a una cittadinanza.
La confessione
Un aneddoto riportato da Plutarco ha colpito molti studiosi. Si narra che un sacerdote di Samotracia chiedesse a un candidato spartano quale fosse l'azione più grave da lui commessa nella vita. Lo spartano avrebbe risposto, con orgoglio tipico, che lo sapevano già gli dèi. Molti interpreti ne deducono che, almeno per alcuni gradi, il rito prevedesse una forma di dichiarazione delle proprie colpe: un elemento raro nella religione greca.
Protezione sul mare
La fama del santuario era legata soprattutto alla protezione dei naviganti. Gli antichi credevano che chi fosse iniziato a Samotracia godesse di un aiuto speciale nei pericoli del mare. Nel poema Argonautiche di Apollonio Rodio, gli eroi guidati da Giasone fanno sosta sull'isola, su consiglio di Orfeo, per ricevere i riti segreti prima di proseguire il viaggio.
Una tradizione tarda parla anche di una fascia di porpora che gli iniziati avrebbero cinto ai fianchi come segno di protezione. È un dettaglio da considerare con prudenza, ma coerente con l'immagine di un'iniziazione che accompagnava la persona fuori dal santuario.
Personaggi celebri
Plutarco, nella Vita di Alessandro, racconta che Filippo II di Macedonia conobbe Olimpiade, futura madre di Alessandro Magno, proprio quando entrambi furono iniziati a Samotracia. Al di là della verità storica dell'episodio, esso testimonia il legame forte tra l'isola e la dinastia macedone, che arricchì il santuario di monumenti.
Che cosa resta del segreto
Come per Eleusi, il silenzio imposto agli iniziati fu rispettato con efficacia sorprendente. Non conosciamo le parole pronunciate né le visioni mostrate. Dall'archeologia sappiamo che vi erano percorsi tra edifici diversi, luoghi per sacrifici notturni, fosse per libagioni, e che la luce delle torce aveva un ruolo importante.
Si può dire con sicurezza che il rito univa elementi caratteristici di ogni passaggio iniziatico: purificazione preliminare, ingresso in uno spazio separato, esperienza notturna, rivelazione e riconoscimento finale.
In sintesi
- Samotracia ospitava il santuario dei Grandi Dei, secondo per prestigio solo a Eleusi.
- Le divinità, spesso identificate con i Cabiri, erano venerate anche con parole di una lingua non greca.
- L'iniziazione prevedeva due gradi, myesis ed epopteia, ed era aperta a liberi e schiavi.
- Gli iniziati credevano di ricevere protezione nei pericoli del mare.
- Il contenuto del rito resta segreto, ma l'archeologia ne illumina la struttura.