⌂ Riti di passaggio

L'efebia ateniese: il giuramento e i due anni ai confini

Come un giovane ateniese diventava cittadino: iscrizione nel demo, il giuramento degli efebi, i due anni di servizio ai confini secondo Aristotele.

Ad Atene non si diventava cittadini a pieno titolo semplicemente compiendo gli anni. Fra l'infanzia e la vita adulta si collocava un periodo di passaggio con un nome preciso, l'efebia, che nel IV secolo a.C. assunse una forma istituzionale chiara. È uno degli esempi meglio documentati di rito di passaggio civico nel mondo antico.

Prima dell'efebia: la festa delle Apaturie

Già nell'infanzia il ragazzo ateniese attraversava tappe rituali legate alle fratrie, le antiche associazioni di famiglie. Durante la festa autunnale delle Apaturie i padri presentavano i figli alla fratria; in età adolescenziale, in un giorno chiamato koureotis, il giovane offriva una ciocca dei propri capelli e veniva accolto come membro. Il taglio della chioma era un gesto di separazione dall'infanzia.

L'iscrizione nel demo

A diciotto anni il giovane veniva iscritto nei registri del proprio demo, la circoscrizione territoriale. Aristotele, nella Costituzione degli Ateniesi, descrive la procedura: i membri del demo votavano sotto giuramento per verificare che il candidato avesse l'età richiesta e fosse nato libero e da genitori legittimi. In caso di esito negativo era possibile un ricorso davanti al tribunale.

L'organizzazione descritta da Aristotele

Dopo l'iscrizione cominciavano due anni di servizio. Secondo Aristotele, ogni tribù eleggeva un sophronistes, un sorvegliante della condotta, e il popolo eleggeva un kosmetes a capo di tutti gli efebi.

Il primo anno

Gli efebi prestavano servizio di guarnigione al Pireo, nelle fortezze di Munichia e dell'Akte. Ricevevano un addestramento militare: combattimento oplitico, tiro con l'arco, lancio del giavellotto, uso della catapulta. Mangiavano insieme, organizzati per tribù.

La presentazione pubblica

Alla fine del primo anno gli efebi davano prova delle proprie capacità davanti al popolo riunito nel teatro. Ricevevano allora dallo Stato uno scudo e una lancia: un vero rito di consegna, che segnava il loro nuovo ruolo.

Il secondo anno

Nel secondo anno pattugliavano il territorio dell'Attica e presidiavano i posti di confine. In questo periodo erano esentati da tributi e non potevano intentare cause né esserne oggetto, salvo casi particolari come le eredità. Vivevano, in un certo senso, sospesi tra la vita privata e la piena cittadinanza.

Il giuramento degli efebi

Il testo del giuramento ci è giunto per via letteraria, citato dall'oratore Licurgo, e soprattutto grazie a una stele del IV secolo a.C. trovata ad Acarne, in Attica. Il giovane prometteva, tra le altre cose:

  • di non disonorare le armi sacre e di non abbandonare il compagno accanto a cui si fosse trovato nella schiera;
  • di difendere le cose sacre e profane;
  • di lasciare la patria non diminuita ma più grande e più forte;
  • di obbedire ai magistrati e alle leggi stabilite.

Come testimoni venivano invocate numerose divinità, tra cui Aglauro, Estia, Ares, Atena Areia, Zeus ed Eracle, e poi, con una formula molto concreta, i confini della patria, il grano, l'orzo, le viti, gli ulivi e i fichi. La terra stessa diventava garante dell'impegno.

Una riforma del IV secolo

La forma descritta da Aristotele viene di solito collegata alle riforme attribuite a Licurgo, negli anni successivi alla sconfitta di Cheronea del 338 a.C. È possibile che esistessero forme precedenti di addestramento giovanile, ma l'organizzazione biennale e regolata dallo Stato è documentata con chiarezza da quel periodo.

In età ellenistica l'efebia cambiò natura: divenne volontaria, di durata più breve e frequentata soprattutto da giovani di famiglie agiate. Accanto agli esercizi militari presero spazio la ginnastica, le lettere e la filosofia, e vi furono ammessi anche stranieri.

La lettura antropologica

Lo storico francese Pierre Vidal-Naquet, in un celebre saggio intitolato Il cacciatore nero, propose di leggere l'efebia come una fase liminale. L'efebo viveva ai confini del territorio, combatteva con armi leggere e tattiche d'agguato, cioè in modo opposto al modello dell'oplita schierato in pianura. Era, simbolicamente, il rovescio del cittadino maturo: solo attraversando questa condizione poteva diventarlo.

Lo schema dei riti di passaggio vi si riconosce bene:

  1. separazione: iscrizione, distacco dalla famiglia, vita comune;
  2. margine: servizio ai confini, condizione giuridica sospesa;
  3. aggregazione: consegna delle armi, ingresso nella vita politica.

In sintesi

  • L'efebia era il periodo di passaggio tra adolescenza e cittadinanza piena ad Atene.
  • A diciotto anni il giovane veniva iscritto nel demo dopo una verifica formale.
  • Aristotele descrive due anni di servizio: guarnigione al Pireo e pattugliamento dei confini.
  • Il giuramento degli efebi invocava dèi, confini e frutti della terra come testimoni.
  • In età ellenistica l'istituzione divenne volontaria e più culturale.
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Studio Esoterico Cornelio

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