Julius Evola è una delle figure più discusse dell'esoterismo italiano del Novecento. Per alcuni è stato un interprete acuto delle dottrine ermetiche e orientali; per molti storici è soprattutto un ideologo che ha usato il linguaggio della «Tradizione» per sostenere una visione gerarchica, antidemocratica e razzista. Qui lo affrontiamo come capitolo della storia delle idee: ricostruendo ciò che scrisse e fece, e tenendo ben distinti il lavoro di studio e le sue conseguenze politiche.
Dal fronte all'avanguardia
Giulio Cesare Andrea Evola nacque a Roma nel 1898 e partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria. Nel primo dopoguerra fu pittore e poeta dell'avanguardia: aderì al dadaismo, corrispose con Tristan Tzara ed espose quadri astratti. Alcune sue tele sono oggi conservate in musei d'arte moderna.
All'inizio degli anni Venti abbandonò la pittura per la filosofia. Nei Saggi sull'idealismo magico (1925) e nella Teoria dell'individuo assoluto (1927) cercò di portare l'idealismo tedesco e italiano fino a un esito estremo: l'io che non si limita a pensare il mondo, ma aspira a dominarlo con la volontà.
Il Gruppo di Ur
Fra il 1927 e il 1929 Evola animò con Arturo Reghini, Giulio Parise e altri collaboratori il Gruppo di Ur, che pubblicava una rivista mensile (prima Ur, poi Krur). Gli articoli, spesso firmati con pseudonimi, trattavano di ermetismo, magia cerimoniale, yoga, tradizione pitagorica e pratiche di concentrazione. Raccolti più tardi nei volumi di Introduzione alla magia, sono ancora letti come documento dell'esoterismo italiano fra le due guerre.
La collaborazione con Reghini finì con una rottura: Reghini accusò Evola di essersi appropriato di sue idee in Imperialismo pagano (1928), un pamphlet che chiedeva al fascismo di adottare una spiritualità precristiana e antiguelfa.
Le opere sulla Tradizione
Dagli anni Trenta Evola, influenzato da René Guénon, adottò il concetto di Tradizione: un sapere sovrumano e originario di cui le civiltà antiche sarebbero state espressione e da cui il mondo moderno si sarebbe allontanato. Le opere principali di questo periodo sono:
| Opera | Anno | Tema |
|---|---|---|
| La tradizione ermetica | 1931 | L'alchimia come via di trasformazione interiore |
| Rivolta contro il mondo moderno | 1934 | Filosofia della storia come decadenza dalla Tradizione |
| Il mistero del Graal | 1937 | Il ciclo del Graal come mito regale e iniziatico |
| La dottrina del risveglio | 1943 | Lettura del buddhismo delle origini come ascesi |
La tradizione ermetica è forse il suo libro più vicino ai temi di questo sito: interpreta i simboli alchemici (il nero, il bianco, il rosso, il fuoco segreto) come descrizioni di stati di coscienza. Anche qui, però, la lettura è fortemente personale e piega le fonti a una tesi già data.
Razza, regime e dopoguerra
Il punto che nessuna presentazione onesta può eludere riguarda gli scritti sulla razza. Fra il 1937 e il 1942 Evola pubblicò Il mito del sangue e Sintesi di dottrina della razza, proponendo un «razzismo spirituale» che pretendeva di essere superiore al biologismo nazista ma che restava una dottrina razzista, nel contesto delle leggi antiebraiche italiane del 1938. Collaborò a riviste del regime e intrattenne rapporti con ambienti tedeschi, pur restando un outsider rispetto alle gerarchie ufficiali.
Nel 1945, a Vienna, fu ferito durante un bombardamento e rimase paralizzato agli arti inferiori. Nel dopoguerra scrisse Gli uomini e le rovine (1953), Metafisica del sesso (1958) e Cavalcare la tigre (1961). Nel 1951 fu processato con l'accusa di aver ispirato gruppi neofascisti e fu assolto. Morì a Roma nel 1974.
Le sue idee furono riprese da ambienti dell'estrema destra italiana ed europea, anche violenta, ed è questo uno dei motivi per cui la sua figura continua a suscitare forte diffidenza. Gli studiosi dell'esoterismo occidentale lo analizzano oggi come caso di intreccio fra tradizionalismo e politica radicale.
Come leggerlo oggi
Per chi studia la tradizione, Evola può essere letto come fonte storica: documenta come l'ermetismo e lo yoga furono recepiti in Italia nel primo Novecento. Ma va letto con strumenti critici, ricordando che:
- le sue ricostruzioni storiche sono spesso arbitrarie e non reggono al confronto con la ricerca accademica;
- il concetto di Tradizione unica e primordiale è un'ipotesi metafisica, non un fatto documentato;
- la sua visione gerarchica e razziale è incompatibile con un'idea del lavoro interiore fondata sulla dignità di ogni persona.
In sintesi
- Julius Evola (1898-1974) passò dall'avanguardia dadaista alla filosofia e poi all'esoterismo.
- Con Reghini animò il Gruppo di Ur (1927-1929), importante documento dell'esoterismo italiano.
- Le sue opere sulla Tradizione, come La tradizione ermetica, offrono letture personali e spesso arbitrarie delle fonti.
- I suoi scritti razzisti e l'uso politico delle sue idee impongono una lettura rigorosamente critica.