Molto prima della scoperta dei codici di Nag Hammadi, nel 1945, il mondo degli studiosi conosceva già un grande testo gnostico in lingua copta: la Pistis Sophia. Il suo nome, che unisce le parole greche per «fede» e «sapienza», indica una figura celeste la cui caduta e redenzione costituiscono il centro del racconto. Per tutto l'Ottocento e l'inizio del Novecento questo libro è stato una delle principali finestre sul pensiero gnostico.
Il manoscritto
La Pistis Sophia è conservata in un solo manoscritto, detto Codice Askew dal nome del medico e collezionista inglese Anthony Askew, che lo possedette nel Settecento. Dopo la sua morte il codice fu acquistato dal British Museum nel 1785, e oggi si trova alla British Library.
Il testo è scritto in copto, la lingua dell'Egitto cristiano, nel dialetto saidico. Gli studiosi ritengono che sia la traduzione di un originale greco, composto probabilmente nel III secolo. Il manoscritto stesso è più tardo, ma la sua datazione precisa è discussa.
La cornice del racconto
L'opera si apre con un'ambientazione suggestiva. Dopo la resurrezione Gesù è rimasto per undici anni con i suoi discepoli, insegnando loro soltanto le prime verità. Poi, sul Monte degli Ulivi, viene avvolto da una luce immensa, ascende ai cieli e ritorna per rivelare ai discepoli i misteri più profondi.
Il testo è strutturato come un lungo dialogo: Gesù espone, i discepoli fanno domande e propongono interpretazioni. Tra loro, la figura che prende la parola più spesso è Maria Maddalena, lodata per la sua comprensione. Intervengono anche Pietro, Giovanni, Filippo, Tommaso, Matteo e altri, oltre a Maria madre di Gesù e Salomè.
La caduta di Sophia
Il nucleo narrativo riguarda Pistis Sophia, un'entità spirituale che appartiene a una regione superiore del cosmo. Attratta da una luce che vede in basso, la scambia per la vera luce divina e si lancia verso di essa. Ma quella luce è un inganno di una potenza malvagia, e Sophia precipita nel caos, dove è tormentata da forze ostili.
Dal fondo della sua sofferenza Sophia innalza una serie di pentimenti, tredici in tutto, ciascuno dei quali è una preghiera di dolore e di speranza. Gesù interviene per liberarla, e la sua salvezza avviene per gradi, con un'ascesa progressiva verso il luogo da cui era caduta.
Il commento dei discepoli
Una caratteristica notevole del testo è il modo in cui i discepoli interpretano i pentimenti di Sophia. Dopo ogni preghiera, uno di loro spiega che il suo contenuto era stato annunciato in un salmo o in un'altra scrittura. In questo modo la Pistis Sophia utilizza i Salmi e le Odi di Salomone come chiavi di lettura della vicenda celeste.
La cosmologia
La Pistis Sophia descrive un universo molto complesso, ordinato in regioni, sfere e potenze:
- il Tesoro della Luce, la regione più alta;
- le regioni intermedie, abitate da potenze di luce;
- gli eoni e le sfere governate da arconti;
- il caos e le regioni inferiori, luogo di pena.
Le anime devono attraversare queste regioni per ritornare alla luce, e per farlo hanno bisogno dei «misteri», insegnamenti e riti che Gesù rivela ai discepoli. Il testo affronta anche il destino delle anime dopo la morte e le condizioni per la loro salvezza.
La riscoperta moderna
La Pistis Sophia fu tradotta in latino dallo studioso tedesco Moritz Gotthilf Schwartze, e la sua traduzione fu pubblicata postuma nel 1851. Nel 1896 apparve una traduzione inglese di George Robert Stow Mead, studioso legato alla Società Teosofica, che rese il testo popolare negli ambienti esoterici. Da allora la Pistis Sophia è entrata nella biblioteca di molti cercatori spirituali.
Con la scoperta di Nag Hammadi gli studiosi hanno avuto a disposizione molti altri testi gnostici, ma la Pistis Sophia conserva un valore particolare per la sua ampiezza e per la ricchezza del suo sistema.
Come leggerla
La Pistis Sophia è un testo lungo e ripetitivo, che richiede pazienza. Alcuni suggerimenti:
- leggere prima la vicenda di Sophia come un racconto simbolico di caduta e ritorno;
- osservare come i salmi vengono reinterpretati alla luce della storia celeste;
- prestare attenzione al ruolo di Maria Maddalena e al tema della comprensione spirituale;
- considerare la cosmologia come una mappa simbolica dell'anima.
In sintesi
- La Pistis Sophia è un testo gnostico copto conservato nel Codice Askew, acquistato dal British Museum nel 1785.
- È probabilmente la traduzione di un originale greco del III secolo.
- Racconta la caduta di Sophia nel caos e i suoi tredici pentimenti.
- Ha la forma di un dialogo tra Gesù risorto e i discepoli, tra cui spicca Maria Maddalena.
- Fu riscoperta grazie alle traduzioni di Schwartze nel 1851 e di Mead nel 1896.