Se Giovanni Pico della Mirandola aprì la strada alla cabala cristiana, fu un giurista tedesco a darle una forma sistematica e a pagarne il prezzo in tribunale. Johannes Reuchlin è ricordato per due ragioni: perché scrisse i primi trattati organici di cabala in latino scritti da un cristiano, e perché, in un'epoca di forte ostilità verso gli ebrei, si oppose pubblicamente alla confisca e alla distruzione dei loro libri.
Un giurista innamorato delle lingue
Reuchlin nacque a Pforzheim nel 1455. Studiò a Friburgo, Parigi, Basilea e Orléans, dove si formò come giurista, ma la sua vera passione erano le lingue antiche. Imparò il greco quando ancora pochi in Germania lo conoscevano e compose un dizionario latino. Lavorò come consigliere alla corte del duca del Württemberg e come giudice.
I viaggi in Italia furono decisivi. A Firenze, nel 1490, incontrò Pico della Mirandola e conobbe l'ambiente dell'Accademia platonica. Da Pico ricevette l'idea che la cabala ebraica custodisse una sapienza antichissima, in armonia con il platonismo e capace di confermare le verità cristiane. Negli anni successivi studiò l'ebraico con maestri ebrei, tra cui il medico Jacob ben Jehiel Loans, e più tardi a Roma con Obadiah Sforno.
Il nome che fa miracoli
Nel 1494 pubblicò il De verbo mirifico, «Sulla parola che fa meraviglie». È un dialogo fra un filosofo epicureo, un ebreo e un cristiano, che discutono sulla potenza dei nomi divini.
La tesi centrale è ingegnosa: il Tetragramma YHVH, il nome di Dio impronunciabile nella tradizione ebraica, sarebbe stato reso pronunciabile con l'inserimento della lettera shin al centro, formando YHSVH, interpretato come il nome di Gesù. Questo «Pentagrammaton» divenne per secoli un simbolo della cabala cristiana e compare in molti testi e talismani rinascimentali.
La prima grammatica e il trattato maggiore
Nel 1506 Reuchlin pubblicò il De rudimentis hebraicis, una grammatica e un lessico dell'ebraico che permisero a generazioni di studiosi cristiani di leggere l'Antico Testamento nella lingua originale. Fu un contributo filologico di grande valore, indipendente dalle sue teorie cabalistiche.
Nel 1517 uscì il De arte cabalistica, dedicato a papa Leone X. Ancora una volta è un dialogo, questa volta tra un musulmano, un pitagorico e un ebreo cabalista, Simone. Vi si espongono:
- le dieci sefirot e il loro ordine;
- i metodi di interpretazione delle lettere, come la gematria (valore numerico), il notarikon (acrostici) e la temurah (permutazioni);
- i cinquanta portali dell'intelligenza e i trentadue sentieri della sapienza;
- l'affinità fra la cabala e la filosofia di Pitagora.
Il libro fu letto in tutta Europa e divenne una fonte per Cornelio Agrippa e per i cabalisti cristiani del Cinquecento.
La disputa sui libri ebraici
Nel 1509 Johannes Pfefferkorn, un ebreo convertito al cristianesimo, ottenne dall'imperatore Massimiliano I un mandato per confiscare i libri ebraici ritenuti ostili alla fede cristiana. L'imperatore chiese pareri a università ed esperti. Reuchlin fu l'unico tra i consultati a pronunciarsi in larga parte contro la distruzione: sostenne che il Talmud, la cabala e i commenti biblici dovessero essere conservati e studiati, e che gli ebrei, come cittadini dell'Impero, avessero diritto ai propri libri.
Ne nacque una polemica feroce. Pfefferkorn attaccò Reuchlin con un libello; Reuchlin rispose nel 1511 con l'Augenspiegel («Lo specchio degli occhi»). I domenicani di Colonia, con l'inquisitore Jacob van Hoogstraten, avviarono contro di lui un processo per eresia, che arrivò fino a Roma.
Gli umanisti si schierarono con Reuchlin. Le Epistolae obscurorum virorum (1515-1517), lettere satiriche attribuite a immaginari teologi ignoranti, ridicolizzarono i suoi avversari con grande successo. La causa si chiuse solo nel 1520, quando Leone X condannò l'Augenspiegel, senza però colpire la persona di Reuchlin.
Gli ultimi anni
Negli ultimi anni Reuchlin insegnò greco ed ebraico a Ingolstadt e a Tubinga. Era prozio di Filippo Melantone, il collaboratore di Lutero, ma rimase sempre nella Chiesa cattolica. Morì nel 1522.
Un giudizio storico
La cabala di Reuchlin è una cabala cristiana: legge le fonti ebraiche per trovarvi conferme della fede cristiana, e in questo senso non le restituisce nel loro significato originario. Ma il suo lavoro ha avuto due meriti storici indiscutibili: ha reso lo studio dell'ebraico una disciplina umanistica e ha difeso, contro la violenza del suo tempo, il diritto di una minoranza a conservare i propri libri.
In sintesi
- Johannes Reuchlin (1455-1522) fu giurista, grecista ed ebraista tedesco.
- Dall'incontro con Pico nacque il suo interesse per la cabala, sviluppato nel De verbo mirifico (1494).
- Il De arte cabalistica (1517) fu il primo trattato sistematico di cabala cristiana in latino.
- Si oppose alla distruzione dei libri ebraici e affrontò per questo un lungo processo.