La fine dei Templari è uno degli episodi più drammatici del Medioevo e anche uno dei più deformati dalla fantasia. Le fonti processuali, conservate in gran parte, permettono però di ricostruire gli eventi con una certa precisione. Ne emerge una vicenda politica e giudiziaria complessa, in cui il re di Francia, il papa e l'ordine si mossero su piani diversi.
Il contesto: un ordine senza più Terrasanta
Nel 1291 cadde San Giovanni d'Acri, l'ultima grande piazzaforte cristiana in Terrasanta. I Templari si ritirarono a Cipro. La loro ragione d'essere originaria, la difesa dei pellegrini e dei territori crociati, era venuta meno, mentre restavano intatti i loro beni in Europa e la loro attività finanziaria.
In quegli anni si discuteva anche di una possibile fusione tra Templari e Ospitalieri. L'ultimo maestro del Tempio, Jacques de Molay, si era espresso contro questa ipotesi.
Venerdì 13 ottobre 1307
All'alba del 13 ottobre 1307 gli ufficiali del re Filippo IV, detto il Bello, arrestarono contemporaneamente i Templari presenti in Francia, compreso Jacques de Molay, che si trovava a Parigi. L'operazione era stata preparata con ordini sigillati inviati in anticipo ai funzionari regi.
Le accuse, formulate con l'appoggio dell'inquisitore di Francia, erano gravissime:
- rinnegare Cristo durante la cerimonia di ammissione;
- sputare sulla croce o calpestarla;
- scambiarsi baci osceni;
- incoraggiare rapporti tra confratelli;
- venerare un idolo, che in alcune deposizioni è chiamato Baphomet.
Le confessioni e la tortura
Nei mesi successivi molti Templari, interrogati in Francia e spesso sottoposti a tortura, ammisero almeno una parte delle accuse. Lo stesso Jacques de Molay confessò di aver rinnegato Cristo durante la propria accoglienza. Queste confessioni furono usate come prova principale. Fuori dalla Francia, dove la tortura fu applicata meno o affatto, i risultati furono molto diversi e in diversi regni gli imputati furono assolti.
La risposta di Clemente V
Papa Clemente V reagì inizialmente con irritazione, perché i Templari dipendevano direttamente dalla Santa Sede. Per riprendere il controllo della procedura emanò nel novembre del 1307 la bolla Pastoralis praeeminentiae, che ordinava l'arresto dei Templari in tutta la cristianità. Furono istituite commissioni pontificie per giudicare l'ordine nel suo insieme, mentre i singoli membri venivano giudicati da concili provinciali.
La pergamena di Chinon
Nell'agosto del 1308, nel castello di Chinon, tre cardinali inviati dal papa interrogarono Jacques de Molay e altri dignitari. Il documento che registra l'incontro attesta che i cardinali concessero loro l'assoluzione e la riconciliazione con la Chiesa. Questa pergamena, ritrovata nell'Archivio Segreto Vaticano nel 2001, mostra che la posizione del papa era più sfumata di quanto si credesse: i dignitari venivano assolti, anche se l'ordine restava sotto inchiesta.
Il 1310 e la difesa dell'ordine
Nel 1309 e nel 1310 numerosi Templari si presentarono davanti alla commissione pontificia per difendere l'ordine, ritrattando le confessioni precedenti. La reazione fu durissima: nel maggio del 1310 il concilio provinciale di Sens, presieduto dall'arcivescovo vicino al re, condannò come relapsi cinquantaquattro Templari, che furono bruciati nei pressi di Parigi. Dopo questo episodio la difesa organizzata si spense.
Il Concilio di Vienne
Il concilio generale di Vienne, nel Delfinato, si aprì nell'ottobre del 1311. Molti padri conciliari erano contrari a condannare l'ordine senza un'adeguata difesa. Clemente V scelse allora una via intermedia.
| Documento | Data | Contenuto |
|---|---|---|
| Vox in excelso | 22 marzo 1312 | Soppressione dell'ordine per via amministrativa |
| Ad providam | maggio 1312 | Trasferimento dei beni agli Ospitalieri |
La formula è importante: la bolla Vox in excelso non condannava l'ordine per eresia, ma lo sopprimeva «per provvedimento apostolico», ritenendo che la sua reputazione fosse ormai compromessa. Nella penisola iberica i beni presero in parte altre strade, come accadde in Portogallo con l'Ordine di Cristo.
Il rogo di Jacques de Molay
Restava la sorte dei grandi dignitari. Nel marzo del 1314, davanti a una commissione di cardinali riunita a Parigi, Jacques de Molay e Goffredo di Charney, precettore di Normandia, avrebbero dovuto ricevere la condanna al carcere perpetuo. Invece ritrattarono pubblicamente, proclamando l'innocenza dell'ordine. Filippo IV li fece bruciare la sera stessa su un isolotto della Senna.
La celebre maledizione che Molay avrebbe lanciato contro il re e il papa, entrambi morti nello stesso anno, appare solo in racconti posteriori. È un esempio tipico di come la leggenda si sia sovrapposta alla cronaca.
Che cosa resta di certo
Gli storici oggi concordano su alcuni punti: le confessioni furono ottenute in larga parte sotto pressione, il re ebbe un ruolo determinante e l'ordine fu soppresso senza una condanna dottrinale definitiva. Le ragioni di Filippo IV restano oggetto di discussione, ma il peso dei debiti della corona e la volontà di affermare l'autorità regia anche sulle istituzioni religiose sono spesso indicati tra i motivi principali.
In sintesi
- Il 13 ottobre 1307 Filippo IV fece arrestare i Templari di Francia con accuse di eresia e idolatria.
- Le confessioni, spesso estorte con la tortura, furono la base dell'accusa.
- La pergamena di Chinon del 1308 attesta l'assoluzione dei dignitari da parte dei cardinali.
- Nel 1312 Clemente V soppresse l'ordine senza condannarlo per eresia e ne affidò i beni agli Ospitalieri.
- Jacques de Molay fu bruciato a Parigi nel marzo 1314 dopo aver proclamato l'innocenza dell'ordine.