Pochi libri hanno ingannato i lettori tanto a lungo quanto la Steganographia di Giovanni Tritemio. Per quasi cinque secoli è stata considerata un trattato di magia angelica, con invocazioni a spiriti incaricati di trasmettere messaggi a distanza. Solo alla fine del Novecento si è potuto dimostrare che almeno una parte del libro era qualcosa di molto diverso: un manuale di crittografia travestito da grimorio.
L'autore
Giovanni Tritemio, in latino Johannes Trithemius, fu un monaco benedettino tedesco, abate del monastero di Sponheim e poi di quello di Würzburg. Era un erudito celebre, autore di opere storiche e bibliografiche, e la biblioteca che raccolse a Sponheim era tra le più ammirate del suo tempo. Fu anche in contatto con figure come Cornelio Agrippa, che gli dedicò la prima redazione del De occulta philosophia.
Una lettera imprudente
La storia della Steganographia inizia con una lettera. Intorno al 1499 Tritemio scrisse al carmelitano Arnold Bostius descrivendo l'opera a cui stava lavorando e le meraviglie che essa avrebbe reso possibili, tra cui comunicare a distanza senza parole né segni visibili. Bostius morì prima che la lettera gli giungesse, e il testo finì nelle mani di altri lettori, che ne diffusero il contenuto.
Poco dopo il filosofo francese Charles de Bovelles, che aveva visitato Sponheim e visto il manoscritto, accusò pubblicamente Tritemio di trattare di magia demoniaca. Da quel momento l'abate dovette difendersi per il resto della vita dalla fama di negromante.
Struttura dell'opera
Il libro, che Tritemio non completò, è diviso in tre parti:
| Libro | Apparenza | Natura reale |
|---|---|---|
| Primo | invocazioni di spiriti per inviare messaggi | sistemi di cifratura con testi di copertura |
| Secondo | altri spiriti e operazioni | cifrari dello stesso tipo |
| Terzo | spiriti planetari, tabelle numeriche e ore | cifrario numerico, decifrato nel Novecento |
I primi due libri
Nei primi due libri ogni «spirito» ha un nome e una formula di invocazione. Già in epoca moderna alcuni lettori attenti avevano capito che quelle formule nascondevano messaggi: leggendo soltanto alcune lettere secondo regole precise, il testo apparentemente magico rivela un contenuto completamente diverso. È questo il principio della steganografia, l'arte di nascondere un messaggio dentro un altro.
Il terzo libro
Il terzo libro era più enigmatico. Conteneva tabelle di numeri associate ai pianeti e agli angeli, e sembrava davvero un trattato di magia astrale. Negli anni Novanta del Novecento due studiosi, lavorando in modo indipendente, Thomas Ernst e Jim Reeds, riuscirono a decifrare le tabelle e dimostrarono che anch'esse contenevano messaggi cifrati. I messaggi nascosti si sono rivelati frasi del tutto ordinarie, a conferma che il libro era un gioco serio di occultamento.
Stampa e condanna
Per un secolo la Steganographia circolò soltanto in manoscritti, alimentando curiosità e sospetti. La prima edizione a stampa apparve a Francoforte nel 1606, molti anni dopo la morte dell'autore. Poco dopo il libro fu inserito nell'Indice dei libri proibiti, dove rimase a lungo.
La fama di libro magico non si spense nemmeno quando alcuni commentatori ne dimostrarono la natura crittografica. Anzi, parti dell'opera furono riprese da grimori successivi, come la Theurgia-Goetia del Lemegeton, che ne utilizzava gli spiriti come se fossero entità reali.
La Polygraphia
Tritemio scrisse anche la Polygraphia, pubblicata nel 1518 dopo la sua morte, che è considerata uno dei primi trattati a stampa di crittografia. In essa compare una tavola che permette di cifrare un testo spostando l'alfabeto riga dopo riga, un'idea che ha avuto grande importanza nella storia della scrittura segreta.
Il fascino di un doppio fondo
La Steganographia offre una lezione preziosa a chi studia i testi esoterici. Un libro può avere un significato evidente e uno nascosto, e il secondo può essere completamente diverso dal primo. Tritemio ha giocato consapevolmente con questa ambiguità, e i suoi lettori ne sono stati, per secoli, al tempo stesso vittime e complici.
Rimane aperta una domanda: Tritemio intendeva davvero soltanto nascondere messaggi, o credeva anche in una dimensione spirituale della comunicazione? Gli studiosi sono divisi, e la risposta più onesta è che il testo permette entrambe le letture.
In sintesi
- La Steganographia fu scritta da Tritemio, abate di Sponheim, intorno al 1499-1500.
- Una lettera a Arnold Bostius e l'accusa di Charles de Bovelles ne fecero un libro sospetto.
- I primi due libri nascondono cifrari dietro invocazioni apparentemente magiche.
- Il terzo libro fu decifrato negli anni Novanta da Thomas Ernst e Jim Reeds.
- Fu stampata a Francoforte nel 1606 e poi inserita nell'Indice dei libri proibiti.