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L'Oedipus Aegyptiacus di Kircher: l'Egitto come sapienza perenne

L'Oedipus Aegyptiacus di Athanasius Kircher, stampato a Roma nel 1652-1654: geroglifici, Ermete, Cabala e copto, tra errori celebri e intuizioni preziose.

Nel cuore del Seicento un gesuita tedesco residente a Roma pubblicò un'opera immensa, nella quale prometteva di svelare il significato dei geroglifici egizi e, con essi, la sapienza più antica dell'umanità. Era l'Oedipus Aegyptiacus di Athanasius Kircher. Il titolo stesso è un programma: come Edipo risolse l'enigma della Sfinge, così l'autore intendeva sciogliere l'enigma dell'Egitto.

L'autore

Athanasius Kircher fu uno dei più celebri eruditi del suo tempo. Gesuita, insegnò a lungo al Collegio Romano e scrisse su un numero impressionante di argomenti: magnetismo, ottica, musica, geologia, linguistica, Cina, vulcani. Nel Collegio Romano raccolse un museo di oggetti rari e curiosi che divenne una meta per i visitatori illustri. La sua curiosità era enciclopedica, e la sua opera è una delle espressioni più tipiche della cultura barocca.

L'opera

L'Oedipus Aegyptiacus fu stampato a Roma tra il 1652 e il 1654, in più tomi di grande formato, riccamente illustrati. Fu dedicato all'imperatore Ferdinando III d'Asburgo, che aveva sostenuto l'impresa.

Il contenuto si può riassumere in tre grandi aree:

Area Contenuto
Storia e religione la teologia egizia, i culti, i rapporti con le altre religioni antiche
Sapienza comparata Cabala, astrologia, alchimia, magia, matematica e filosofia ermetica
Interpretazione la lettura di obelischi e iscrizioni geroglifiche

Una sapienza perenne

Alla base del progetto di Kircher c'è un'idea diffusa nel Rinascimento: l'esistenza di una sapienza originaria, rivelata ai primi uomini e trasmessa attraverso Ermete Trismegisto, i sacerdoti egizi, Mosè, Orfeo, Pitagora e Platone. I geroglifici, secondo questa visione, non erano una scrittura fonetica, ma simboli che contenevano concetti teologici e filosofici profondi.

Kircher era a conoscenza della datazione tarda dei testi ermetici proposta da Isaac Casaubon nel 1614, ma continuò a considerare Ermete una figura antichissima e la sapienza egizia come preparazione al cristianesimo. Il suo Egitto è dunque un Egitto filosofico, più vicino all'immaginazione rinascimentale che alla storia.

Kircher e gli obelischi di Roma

L'interesse di Kircher per l'Egitto aveva anche una dimensione molto concreta. Nella Roma del Seicento i papi facevano rialzare antichi obelischi nelle piazze della città, e Kircher fu chiamato a interpretarne le iscrizioni. Nel 1650 pubblicò l'Obeliscus Pamphilius, dedicato all'obelisco che Gian Lorenzo Bernini collocò sulla Fontana dei Quattro Fiumi in piazza Navona. L'Oedipus nasce dunque in un clima in cui l'antico Egitto era letteralmente sotto gli occhi dei romani.

Le interpretazioni dei geroglifici

Il cuore dell'opera è la traduzione delle iscrizioni geroglifiche, in particolare quelle degli obelischi di Roma. Kircher attribuiva a ogni segno un significato simbolico complesso, ricavandone lunghi testi di carattere mistico e teologico.

Oggi sappiamo che queste letture erano infondate. Quando Jean-François Champollion decifrò i geroglifici nel 1822, fu chiaro che la scrittura egizia aveva una componente fonetica essenziale e che le iscrizioni contenevano soprattutto nomi di sovrani, titoli e formule religiose. Le traduzioni di Kircher si rivelarono costruzioni della sua immaginazione erudita.

Il merito del copto

Tuttavia sarebbe ingiusto ridurre il lavoro di Kircher a un fallimento. Egli fu tra i primi studiosi europei a sostenere che il copto, la lingua dei cristiani d'Egitto, fosse l'ultima fase della lingua degli antichi egizi. Pubblicò grammatiche e lessici copti, che contribuirono allo studio di questa lingua. Champollion stesso si servì ampiamente del copto per la sua decifrazione. In questo senso, l'intuizione di Kircher fu una delle premesse della scoperta che avrebbe smentito le sue traduzioni.

L'enciclopedia ermetica

L'Oedipus Aegyptiacus è anche una vasta enciclopedia dell'esoterismo del suo tempo. Kircher vi raccoglie informazioni sulla Cabala ebraica, con l'albero delle sefirot; sull'astrologia egizia e caldea; sugli amuleti e i talismani; sull'alchimia e sulla magia naturale. Benché egli prenda spesso le distanze dalle pratiche che descrive, l'opera divenne per molti lettori una fonte di informazioni su questi argomenti.

Come leggerlo oggi

Leggere l'Oedipus Aegyptiacus richiede di tenere insieme due prospettive:

  1. riconoscere che le interpretazioni dei geroglifici sono storicamente errate;
  2. apprezzare l'opera come testimonianza dell'immaginario ermetico e barocco;
  3. valutare il contributo reale agli studi copti;
  4. osservare le illustrazioni, che sono un patrimonio iconografico straordinario.

Per lo Studio Esoterico Cornelio il libro ricorda una lezione importante: la passione per la sapienza antica può produrre intuizioni preziose, ma richiede sempre di essere confrontata con i fatti.

In sintesi

  • L'Oedipus Aegyptiacus del gesuita Athanasius Kircher fu stampato a Roma tra il 1652 e il 1654.
  • Fu dedicato all'imperatore Ferdinando III e intendeva svelare la sapienza dei geroglifici.
  • Si fondava sull'idea di una sapienza perenne trasmessa da Ermete e dagli egizi.
  • Le sue traduzioni dei geroglifici furono smentite dalla decifrazione di Champollion del 1822.
  • Il suo lavoro sul copto fu invece prezioso e utile agli studi successivi.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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